Il Corano

Perché non vi fate Mussulmani?

Una lettrice ci scrive:

1. Poiché, se ho ben capito, voi accettate il Corano come messaggio di Dio e riconoscete la qualità di profeta a Maometto, perché molto semplicemente non vi fate Mussulmani?
2. Ora voi dite a pagina 222: “Dio ha voluto che la Sua rivelazione coranica fosse una porta aperta e un passaggio verso la Bibbia”. Questo mi dà piuttosto l’impressione che voi invitiate i Mussulmani a convertirsi al Cristianesimo, ho capito male?
3. O allora il vostro tentativo di avvicinamento Bibbia/Corano appare più come un abile stratagemma per giustificare il Cristianesimo e i suoi dogmi, cosa che del resto fate perché nessun dogma viene messo in discussione, ma al contrario lo confermate anche tramite il Corano! Vi trovate dunque nella posizione di manipolatori.
4. O allora vi è una terza alternativa che io non ho capito e in questo caso vi sarei realmente molto riconoscente se voi poteste spiegarmela.

La nostra missione consiste nel testimoniare l’unità del messaggio biblico-coranico ai cuori di buona volontà e di buona fede provenienti da tutti i riti e da tutte le confessioni senza fanatismo né bigotteria.

Noi invitiamo non solamente i Mussulmani, ma anche gli Ebrei, i Cristiani e gli altri a conoscere le Sante Scritture. Dio infatti ci mette in guardia:

“Ci sono degli uomini che disputano intorno a Dio, senza conoscenza alcuna, senza avere una guida, né un Libro Luminoso.” (Corano XXII; IL Pellegrinaggio,8)

“Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio è utile per insegnare, confutare, raddrizzare e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17)

Queste sono le Scritture che non solamente giustificano i dogmi, per riprendere la vostra espressione, ma più ancora li certificano.

Ogni persona che legge la Bibbia e il Corano con obiettività, senza pregiudizi, si renderà conto della parità dei due messaggi e delle due Ispirazioni e crescerà in saggezza e perspicacia.
(Vi raccomandiamo di leggere o rileggere e approfondire il testo “Sguardo di Fede sul Corano” sul sito).

Il Corano stesso attesta che esso è una porta verso la Bibbia: “Dì: o gente del Libro (la Bibbia), voi non vi appoggerete su nulla di solido, finché non vi atterrete al Pentateuco e al Vangelo.” (Corano V; La Tavola,72).

“Tu non sapevi, prima, quel che fosse il Libro (la Bibbia) né la fede. Ne abbiamo fatto una luce per mezzo della quale guidiamo chi vogliamo, tra i nostri servi.” (Corano XLII; Il Consiglio,52)

Voi ci chiedete perché non diventiamo Mussulmani? Perché credendo alla rivelazione Coranica e alla rivelazione Biblica, noi lo siamo già:

“O voi che credete, credete in Allah e nel Suo Messaggero, al Libro che ha fatto scendere sul Suo Messaggero e al Libro che ha fatto scendere in precedenza. Chi non crede in Allah, nei Suoi angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri e al Giorno Ultimo, si perde lontano nella perdizione.” (Corano IV; Le Donne,135)

Per questo il Corano attesta che noi riceveremo una doppia ricompensa: “Quelli ai quali demmo il Libro (la Bibbia), prima di esso (il Corano), credono in quello. E quando viene loro recitato dicono: ‘Noi crediamo in esso; esso, certamente, è la verità, da parte del nostro Signore, e noi, invero, eravamo già mussulmani… A quelli verrà data loro ricompensa doppia…” (Corano XXVIII; La Storia,52-54).

Noi siamo anche Cristiani perché riconosciamo che Gesù è il solo e unico Messia come attestato dalla Bibbia e dal Corano (Vedere per esempio Matteo 16,13-20 / Giovanni 1,45 / Corano III; La Famiglia d’Imram,40 / Corano IV; Le Donne,169 / ecc.)

Ma noi siamo soprattutto e fortunatamente credenti indipendenti. Che i fanatici di ogni genere ci attacchino l’etichetta che vogliono!

Quanto a noi, ci sentiamo coinvolti dalla chiamata di Dio, del Messia, dei Profeti, di Maometto e della Vergine Maria. Rispondiamo esponendo gli insegnamenti e le profezie della Bibbia, del Corano e delle hadith, specialmente quelle concernenti la fine dei tempi che si stanno compiendo oggi sotto i nostri occhi.

La terza alternativa di cui lei parla, è dunque salire in spirito per cogliere l’Intenzione di Dio. Oltrepassare la lettera per elevarsi allo Spirito.
Questo è uno sforzo che Ebrei, Cristiani e Mussulmani devono fare. Si tratta oggi di oltrepassare i culti, i riti e le religioni e di unirsi nell’adorazione di Dio in “spirito e verità” (Giovanni 4,24).
Tale è il Piano di Dio.

L’apparizione dell’Anticristo, lo Stato d’Israele, annunciato da Gesù e Maometto accelererà questo processo salutare per tutti.

Tutto è sul sito per le persone assetate di verità.
A ciascuno di giudicare secondo la propria anima e coscienza.

I cinque Pilastri dell’Islam

La stessa lettrice risponde:

Sono molto contenta e vi ringrazio della risposta. Credo infatti di avere colto meglio la vostra posizione che è del tutto originale, sincera e motivata dalla voglia di elevazione, cosa che non posso che lodare!

Ho dunque ben compreso per riprendere i vostri termini che “si tratta oggi di oltrepassare i culti, i riti e le religioni e di unirsi nell’adorazione di Dio in spirito e verità”.

Nondimeno e per il mio caso puramente personale non ci si può accontentare di una via unicamente spirituale perché altrimenti quale sarebbe l’interesse della pratica raccomandata dalle Scritture? Voi giustificate i dogmi tramite le Scritture cosa che si applica dunque ugualmente delle pratiche. Non si può dire “noi siamo già Mussulmani” e attendere una doppia ricompensa senza applicare i 5 pilastri (preghiera, digiuno, elemosina, ecc.). Altrimenti non è equo nei confronti di quelli che credono all’unicità e a tutti i messaggi e che in più si sbattono per le preghiere dalle 3: 30 alle 21: 16, per i trenta giorni di digiuno, ecc.. O allora si è giusto Mussulmani di cuore e… beh così è troppo facile! Io penso che Dio si aspetti da noi più che lo Spirito altrimenti non ci avrebbe creati di carne.

Sono d’accordo con voi dunque interamente sull’unicità del messaggio, dei credenti, ma divergo sulla pratica.

Amo, però, il vostro statuto di credenti indipendenti. Amo i movimenti alternativi (io lo sono allo stesso modo, non nella pratica, come avrete potuto comprendere, ma nella mia anima). Nella misura in cui va bene a voi, siete felici e ciò vi permette di crescere e di elevarvi, io dico Amen. Dio guida chi Egli vuole come vuole. Crediamo tutti insieme, eleviamoci e yuppi! “Un giorno Dio ci spiegherà perché ci ha diviso”.

Vi auguro comunque un bellissimo e felice cammino spirituale. Che possiamo un giorno incontrarci in questa vita o nell’altra.

E in ogni caso complimenti per il vostro lavoro!
Amichevolmente

Abbiamo apprezzato la sua risposta sincera.
Lei è una Credente Indipendente nell’anima. Questo ci fa piacere.

E comprendendoci meglio vedrà che siamo molto vicini.
La pratica è per noi ugualmente fondamentale.

Estratto da http://islamfrance.free/pilier.html.

I cinque pilastri dell’Islam ci sono stati trasmessi da Dio tramite il suo profeta Maometto Pace e Salvezza su di lui, come riportato da Ibn ‘Uma (estratto di Sahih al-Bukhari -Volume 1, Libro 2, Numero 7-):

Il profeta di Dio ha detto:

“L’Islam si basa su questi cinque principi:
– Testimoniare che nessun altro che Dio possa essere adorato e che Maometto è il profeta di Dio,
– Effettuare la preghiera obbligatoria,
– Digiunare durante il mese del Ramadan,
– Pagare la Zakatt obbligatoria (elemosina),
– Effettuare l’Hajj (Pellegrinaggio a La Mecca).”

Noi testimoniamo del primo punto: nessun altro che Dio può essere adorato e Maometto è il profeta di Dio.

La preghiera:
Le preghiere quotidiane elevano l’anima verso Dio e ci aiutano a entrare in comunione con Lui. Queste preghiere sono uno slancio dell’anima verso Dio. Quando lei ama qualcuno, non fissa degli orari per dichiarargli il suo amore. Lo fa spontaneamente e non importa a quale ora.
Con il tempo e l’esperienza, la preghiera diventa uno stato permanente. È a questo stadio che noi tutti dobbiamo aspirare per Grazia di Dio. Tutta la nostra vita è diventata una preghiera, per Grazia di Dio. Non dobbiamo dunque più rispettare degli orari o delle formule o orientazioni del corpo verso luoghi santi. Ciò poteva essere importante al tempo di Maometto dove si trattava di elevare in spirito persone che erano abituate ai culti ben strutturati degli idoli.

È dunque una pedagogia come spiegato in “Sguardo di Fede sul Corano” (capitolo 3.3 “La pedagogia divina nell’Ispirazione”).
Dio è ovunque e vuole essere adorato in “spirito e verità”.

Ecco qualche Messaggio di Dio a Pierre2 (FAQ – La preghiera: “Potete dirci come pregate?”):

15.12.1995: “La miglior preghiera è entrare nel piano di Dio”.
17.03.1997: “Saper parlare a Dio e saper ascoltarLo. Molti, all’infuori delle formule di preghiere preparate da altri, non sanno parlare a Dio. Sanno così poco ascoltarLo”.
29.11.1989: Pregare è un’arte, non è dato a tutti di saper pregare. Si confondono spesso fervore e concentrazione, preghiere e culti. Pregare con fervore non significa essere teso nella preghiera. Bisogna arrivare a pregare con fervore senza concentrazione, senza corrugarsi. Pregate intensamente ma nella distensione, con il viso rilassato. La preghiera è una sinfonia che bisogna suonare con calma, pacificamente, come l’acqua che cola, come un corso d’acqua limpida che va diritto nel suo cammino. La preghiera è un’arte e bisogna saper pregare, è per questo che gli apostoli hanno chiesto a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare” (Lc.11,1).
Vi voglio grandi. Bisogna convertire la concentrazione in tenerezza. La concentrazione è del diavolo.
Più siamo teneri, meglio preghiamo. Il nostro Papà non resiste alla tenerezza.
Sulla croce il “buon ladrone” ha intenerito il Cristo con uno sguardo di tenerezza: “Gesù ricordati di me” gli ha detto con gli occhi lacrimanti di amore e di pentimento per i suoi errori “quando sarai nel Tuo regno” (Luca 23,42). Il cuore di Cristo ha ceduto all’istante: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso” (Luca 23,43).

Il digiuno:
Il digiuno voluto da Dio è spiegato bene in “Sguardo di Fede sul Corano” (capitolo 3.2 “La ricerca del senso spirituale del testo”).

L’elemosina:
Noi siamo per l’elemosina e la pratichiamo essendo attenti ai bisogni di ciascuno, secondo ciò che Dio ci ispira.
Il profeta Maometto e Gesù hanno sostenuto l’elemosina.

Il Pellegrinaggio a La Mecca:
Il più bel Pellegrinaggio è quello in cui incontriamo Dio in noi. È là che Egli ci attende.
Questo non impedisce a coloro che lo desiderano di fare il Pellegrinaggio a La Mecca o altrove.

In tutte queste pratiche, è dunque fondamentale passare dalla lettera allo Spirito, come il Corano e il Vangelo ci incoraggiano. Noi non annulliamo queste pratiche, noi gli diamo tutto il loro valore spirituale andando all’essenziale voluto da Dio e attestato dal Corano e dalle Sante Scritture:

“Vi sono alcuni che servono Dio, ma alla lettera. Se tocca loro un bene, prendono coraggio, ma se tocca un male, cadono faccia a terra, perdendo questo mondo e l’altro. Ecco manifestamente i perdenti.” (Corano XXII; Il Pelligrinaggio,11)

Ritroviamo la stessa messa in guardia nel Vangelo in uno stile differente:

“…Dio ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita.” (2 Corinzi 3,6)

Preghiamo per lei cara S.. Continui a leggere il nostro sito. L’aiuterà a meglio comprendere e ad approfondire le Sante Scritture e il Corano per coglierne l’Intenzione di Dio.
E poi orientiamo le nostre preghiere insieme contro Al Massih al Dajjal, l’Anticristo, la Bestia dell’Apocalisse installata in Palestina. (vedere “L’Anticristo nell’Islam”, “La Chiave dell’Apocalisse” e “L’Apocalisse secondo Maometto”)
È in questo combattimento benedetto che Dio ci attende.

Che Dio illumini la sua vita e la sostenga in tutto

Domande sul Corano

Un corrispondente ci pone le seguenti domande:

1) Qual è la vostra spiegazione del versetto che dice che Issa (Gesù) ha profetizzato che sarebbe venuto dopo di lui un profeta di nome Ahmad? (Corano 61; Le File serrate,6)
2) Cosa dite voi della “discussione raccontata” del profeta Maometto che ha detto che “al suo ritorno il Messia romperà la croce e ucciderà il porco”?! Dunque se egli rompe la croce credere nella Redenzione non vale più niente!
3) Perché rinnegate il pellegrinaggio? Credete che sia Abramo ad aver costruito la Kaaba sacra? E credete voi che Maometto venga dalla stirpe di Ismaele figlio di Abramo?

  1. Questo profeta annunciato da Issa (Gesù) indica non solamente il profeta Maometto, ma anche il Mahdi annunciato da Maometto, questo Mahdi che deve denunciare l’Anticristo (al Massih al Dajjal). Questo Dajjal è stato già denunciato dall’uomo che ha ricevuto da Dio la grande Missione di rivelare l’identità della Bestia dell’Apocalisse (“Wahsh Sifr al Ro’ya”: Israele), sostenuta da una 2a Bestia: USA. Leggere il testo “Al Massih al Dajjal fil Islam” (“L’Anticristo nell’Islam”). Allahou Akbar!!
  2. Prima di tutto, questa discussione raccontata è veritiera!
    Secondariamente, il fatto di rompere la croce al ritorno del Messia, vuole dire che Egli non sarà crocifisso una seconda volta, ma romperà quelli che l’hanno crocifisso.
    È per questo che la credenza nella redenzione è Eterna!
  3. Noi non siamo né gente della Bibbia, né gente del Corano!
    Noi siamo dello Spirito della Bibbia e dello Spirito del Corano e della loro intenzione e di quelli a cui Dio ha dato la saggezza.
    Vi preghiamo dunque di inviare le vostre domande alla vostra gente.
    Tutte le nostre risposte si trovano sul sito www.pierre2.net….

Il velo nell’Islam

Ecco i versetti chiave nel Corano a proposito del velo:

Corano XXIV; La Luce,30-31: “Dì inoltre alle credenti che abbassino i loro sguardi e siano costumate, né mostrino i loro ornamenti, eccetto quelli esterni, gettino i loro veli sopra i loro seni, e non mostrino i loro ornamenti se non ai loro mariti…”

Corano XXXIII; I Confederati,53,55,59: “Quando vorrete chiedere alle mogli del Profeta un oggetto, chiedetelo loro dietro a una cortina (velo) questo sarà più puro per i vostri cuori e per i loro… Non graverà peccato su di esse, se parleranno a viso scoperto, con i loro padri, o i loro figli, o i loro fratelli ecc… O Profeta, dì alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti che facciano scendere qualcosa sul loro viso per coprirlo; questo sarà il modo più acconcio, perchè esse vengano riconosciute, e non vengano offese…”

Corano XXXIII; I Confederati,32-33: “O mogli del Profeta!… Rimanete, inoltre, tranquille nelle vostre case, e non fate pompa di ornamenti, come al tempo dell’ignoranza antecedente.”

Da nessuna parte è scritto che la donna debba velarsi la testa. Come quest’articolo allegato spiega bene, le donne che, prima di Maometto, erano rigettate dai loro mariti, non avevano più redditi e diventavano schiave. Passeggiavano nelle strade con i seni scoperti come le donne di certe tribù dell’Africa ancora oggi. Era il segno che fossero schiave e potessero darsi a chiunque. Allora Maometto le ha liberate dicendo loro: Mettete un velo sul vostro petto. Non siete più schiave ora. Siete donne libere.

Il velo nell’Islam: “Ciò che dice il Corano (del dottor Mahmoud Azab)”

Un lettore ha reagito al testo scritto sopra e ci ha chiesto:

Ho visto nel vostro sito alcune delle vostre osservazioni sull’Islam, è molto interessante, particolarmente ciò che concerne il velo islamico. Voglio, però, precisarvi che ci sono delle hadith che stabiliscono che la donna dopo la pubertà non deve mostrare che il suo viso e le mani, che cosa ne pensate?

Il Messaggio del profeta Maometto parlando nel Corano del velo (parola mal tradotta in italiano e che significa a seconda dei versetti: tenda, velo spirituale, velo di distanza geografica, mantello o vestito largo) è duplice:

Libera le donne respinte dai loro mariti e/o diventate schiave che passeggiavano nelle strade con i seni scoperti per attirare l’attenzione. Maometto le libera dicendo loro: “coprite il vostro petto, non siete più schiave ora”. Gli restituisce la loro dignità. È dunque un messaggio di liberazione (vedere i versetti su sito FAQ Il Corano – “Il velo e la purificazione interiore” e l’articolo correlato).

Egli chiama gli uomini e le donne a essere decenti nei loro abiti e soprattutto a rivestire il “vestito della pietà”. Dice Maometto: “O figli di Adamo, vi abbiamo fatto scendere un abito che coprisse le vostre nudità e vesti preziose, però l’abito della pietà, quello è migliore; questo è uno dei Segni di Dio.” (Corano VII; A’raf,25)

Tramite quest’ultimo versetto ispirato, Maometto ci svela l’Intenzione profonda di Dio quando Egli parla altrove di mantello, di vestito largo, ecc…

Nei Libri Santi non bisogna mai attaccarsi alla lettera. Bisogna giungere al senso spirituale del testo e dell’Intenzione di Dio alla luce della totalità dell’Ispirazione biblico-coranica.
Le hadith che chiedono alle donne di coprirsi totalmente il corpo tranne le mani ed i volti devono essere comprese ugualmente in questo senso spirituale: Essere decenti e soprattutto rivestire “l’abito della pietà”.
D’altronde c’è una hadith (Sahih El Boukhari) che accenna alle donne che si preparavano per la preghiera lavandosi nella stessa piscina degli uomini, all’epoca del Profeta Maometto e del Califfo Abu Bakr a un certo tempo dell’epoca di Omar Bin Al Khattab, di fatto il viso, i capelli e le braccia erano scoperti nel momento del lavaggio.
Rimanendo al livello della lettera, ci sarebbe contraddizione tra le due hadith menzionate.

Tutte le interpretazioni alla lettera sono a rigettate perché:

“La lettera uccide, lo spirito dà vita.” (2 Corinzi 3,6)

“Vi sono alcuni che servono Dio, ma alla lettera… Essi cadono faccia a terra, perdendo questo mondo e l’altro. Ecco manifestamente i perdenti.” (Corano XXII; Il Pellegrinaggio,11)

Come sempre, Gesù e Maometto sono d’accordo.

Tutto sommato, il velo è quello del cuore. Gli abiti religiosi sono quelli dello spirito. Sono il cuore e i pensieri che devono essere purificati. È per questo che Maometto si rivolge tanto agli uomini quanto alle donne, dicendo:

“Dì ai credenti che abbassino i loro sguardi e siano costumati, ciò sarà per essi più puro; Dio, per certo, è bene informato di ciò che essi operano. Dì inoltre alle credenti che abbassino i loro sguardi e siano costumate, né mostrino i loro ornamenti, eccetto quelli esterni, gettino i loro veli (significa vestito largo) sopra i loro seni…” (Corano XXIV; La Luce,30-31)

L’uomo e la donna sono chiamati alla castità e alla purezza del cuore.

Ecco il senso spirituale dei testi sul velo. Ciò che è stato detto nel testo sul nostro sito “Sguardo di Fede sul Corano”, Capitolo 3.2; “La ricerca del senso spirituale del testo”, si applica tanto alla circoncisione, al digiuno, ai sacrifici, al pellegrinaggio quanto al velo. Sono dei simboli “allegorici” che evocano delle realtà spirituali (vedere Corano III; La Famiglia di Imran,7). Rileggere bene e approfondire questo testo.
Diciamo con molto amore alle nostre sorelle Mussulmane che portano il velo ciò che San Paolo ha detto ai Galati a proposito della legge di Mosè (e di tutte le prescrizioni seguite):

“Maometto ci ha liberati perché restassimo liberi.”

Paolo ha detto:

“Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Ecco, io Paolo vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato a osservare tutta quanta la legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia. Noi infatti per virtù dello Spirito, attendiamo dalla fede la speranza della giustizia. Poiché in Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo dell’amore.” (Galati 5,1-6)

Questo testo si applica ugualmente al velo così come a tutte le prescrizioni religiose ristrette.

Il Velo e la purificazione interiore

A guisa di approfondimento dell’argomento del velo (vedere FAQ Il Corano – “Il velo nell’Islam”), ecco ancora alcuni versetti biblico-coranici che appoggiano l’interpretazione spirituale del velo e di ogni altra prescrizione religiosa. Per ben comprendere questo testo, si consiglia di leggere e approfondire prima i testi sul sito “Sguardo di Fede sul Corano”, “La Chiave dell’Apocalisse” e “Culto e Luogo del Culto”.

Purificare l’interiore

Con il seguente versetto Maometto ci insegna che lo sforzo di purificazione deve essere interiore:

“…Sia che manifestiate ciò che è negli animi vostri o lo teniate nascosto, Dio ve ne chiederà conto; Egli perdonerà a chi vorrà e punirà chi vorrà, poiché Dio è Onnipotente.” (Corano II; La Vacca,284)

È dunque l’interiore che conta. È su ciò che si nasconde in noi che saremo giudicati.

E Gesù aveva detto ai farisei nello stesso senso:

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere perché anche l’esterno diventi netto!” (Matteo 23,25-26)

È tramite l’interiore che siamo purificati. L’esteriore è secondario. Gesù insiste su questo punto dicendo:

“Ascoltate e intendete! Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo… Ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi… adulteri, prostituzioni… Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo.” (Matteo 15,10-20)

Tali sono le parole limpide e liberatrici del “Verbo che emana da Dio” (Corano III; Famiglia di Imran,40).

Per arrivare alla purificazione del cuore, non bisogna portare un velo o degli abiti esteriori particolari, ma aprirsi alla grazia di Dio. Maometto dice:

“Oh voi che credete, non seguite i passi di Satana, poiché chiunque segua i passi di Satana, questi, certamente, gli ordinerà le cose turpi e le illecite, e se non fosse per la grazia di Dio su di voi, e per la Sua misericordia, di voi neppure uno sarebbe puro; però Dio purifica chi vuole e Dio ode e sa tutto.” (Corano XXIV; La Luce,21)

È collaborando con la grazia che raggiungiamo lo stato della purezza. Tutto è misericordia.

È in questo senso che Maometto ci chiede di rivestire “l’abito della pietà” (Corano VII; A’raf,25). È il solo abito che piace a Dio. E Maometto ci spiega ciò che è la pietà. È una dimensione spirituale, interiore, e non di movimenti, di gesti o di abiti esteriori:

“La pietà non consiste in ciò che voi rivolgiate il viso verso Oriente o Occidente, bensì la pietà è in colui che crede in Dio, nel Giorno estremo, negli angeli, nel Libro e nei profeti e dà del suo avere per amore di Dio ai parenti poveri, agli orfani, ai bisognosi, al viaggiatore, ai supplicanti e per riscattare i prigionieri, che osserva la preghiera, che fa l’elemosina e in quelli che mantengono il loro impegno quando l’hanno preso, che sono pazienti nelle avversità e nel tempo dell’angoscia; quelli sono i sinceri e quelli sono i timorati di Dio.” (Corano II; La Vacca,172)

La pietà consiste dunque nel fare il bene per amore di Dio.

È questo il vestito di cui dobbiamo rivestirci per guadagnare la Benedizione di nostro Padre.
L’Apocalisse sottolinea questo fatto dicendo a proposito delle vesti di lino puro dei vincitori nella grande prova: “La veste di lino sono le opere giuste dei santi” (Apocalisse 19,8).

Nessuna costrizione nella religione

Il seguente versetto del profeta Maometto è un versetto chiave, perché esso annulla tutte le prescrizioni della Legge che, al livello dello Spirito, sono costrizioni inutili:

“…Il Suo Trono si estende sui cieli e sulla terra, né la custodia di questi lo affatica. Egli è l’Eccelso, il Magnifico. Non vi sia costrizione alcuna nella religione; la via retta si distingue bene dall’errore.” (Corano II; La vacca,256-257)

E a proposito del digiuno Maometto insiste:

“Dio vuole per voi la facilità, non vuole, per voi, la costrizione”. (Corano II; La Vacca,181)

Paolo dice a questo proposito:

“…Se pertanto siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché lasciarvi imporre, come se viveste ancora nel mondo, dei precetti quali “Non prendere, non gustare, non toccare”? Tutte cose destinate a scomparire con l’uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini! Queste cose hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità riguardo al corpo, ma in realtà non servono che per soddisfare la carne.” (Colossesi 2,16-23)

Difatti, tutte queste interdizioni sono invenzioni umane. Gesù le ha denunciate citando il profeta Isaia che diceva già a suo tempo:

“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.” (Matteo 15,1-9 / Isaia 29,13-14)

Per quelli che vivono dello Spirito, le ordinanze legali sono annullate. Paolo dice:

“La Legge non ha il potere di condurre alla perfezione coloro che si accostano a Dio.” (Ebrei 10,1)

E anche:

“Egli (il Cristo) ha cancellato, a detrimento delle ordinanze legali, la cedola del nostro debito, che c’era contraria; l’ha soppressa inchiodandola alla croce.” (Colossesi 2,14-15)

Ogni abito religioso così come il velo fa parte di queste ordinanze legali annullate.

Oltrepassare la legge

Se solo la fede, l’amore e la purificazione del cuore contano agli occhi di Dio, perché Mosé e Maometto avrebbero dato nel Vecchio Testamento e nel Corano una Legge o una Charia?

La risposta c’è stata data da Paolo. La legge era un come un pedagogo. Bisognava preparare gradualmente gli Ebrei alla comprensione spirituale della purificazione, dei sacrifici, del culto, del Tempio, dei vestiti, ecc… Gli Ebrei non potevano ancora comprendere, all’epoca di Mosé, queste realtà spirituali. Era già un immenso passo offrire il culto al Dio unico e non alle moltitudini di idoli.
Gli Arabi della penisola Araba sono dovuti passare per la stessa evoluzione. È per questo che il Corano contiene molti versetti che impongono una Legge similare alla Legge di Mosé. Qui, ugualmente, la Legge doveva servire da pedagogo.

Paolo spiega bene il conflitto tra la pratica della Legge di Mosé con suoi divieti e le sue prescrizioni ristrette e la fede in Cristo che ci comunica lo Spirito Santo e che ci libera:

“…Questo solo io vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge (di Mosè) che avete ricevuto lo Spirito, o per avere creduto alla predicazione?…Colui dunque chi vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete creduto alla predicazione? Fu così che Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia. Sappiate dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede… Prima però che venisse la fede, noi eravamo rinchiusi sotto la custodia della Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Ma appena è giunta la fede, noi non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.” (Galati 3,1-29)

Il Cristo dunque ci ha liberati della “maledizione della legge” (Galati 3,13).

Ecco ancora altri versetti di Paolo che spiegano questa liberazione:

“…Il termine della Legge (mosaica o di ogni altra Legge) è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede…” (Romani 10,4)

“…Sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato dalle opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della Legge; poiché dalle opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno.” (Galati 2,16)

L’evoluzione degli Ebrei, a partire dall’adorazione degli idoli (vedere p.e. l’episodio del vitello d’oro, Esodo 32; essi adorarono il vitello d’oro a imitazione del toro Apis che era adorato in Egitto), passando dall’adorazione del solo Dio attraverso il culto materiale e la Legge di Mosé per arrivare finalmente con il Cristo al concetto spirituale della salvezza per la Fede e per le opere dell’amore come spiegato da Paolo, è durata dei secoli. Durante questi secoli molti profeti sono stati inviati da Dio per spiegare il concetto spirituale del digiuno, della circoncisione, del Tempio, ecc… (vedere “Sguardo di Fede sul Corano”, Capitolo 3.2; “La ricerca del senso spirituale del testo”).

Maometto, invece, ha dato agli Arabi tutta la rivelazione in una volta e in un colpo solo.

Come spiegato in “Sguardo di Fede sul Corano” Capitolo 3.3; “La pedagogia divina nell’ispirazione”:

“Non era possibile dare agli Arabi la pienezza della luce in un solo momento, a causa della loro lontananza totale dalla Verità divina. Nello stesso modo non è possibile per l’occhio umano, rimasto a lungo nell’oscurità, aprirsi subito alla luce del sole senza esserne abbagliato, ossia accecato. Analogamente, occorreva dare gradualmente la Luce divina a costoro che erano rimasti per tanto tempo nelle tenebre.”

È per questo che il Corano racchiude degli elementi della Legge e degli elementi di salvezza spirituale per la Fede e l’amore.

Maometto, tenendo conto della mentalità della sua epoca, ha dunque dato anche delle prescrizioni in un senso pedagogico. Ciò era valido per un certo tempo.

Non poteva parlare di colpo della liberazione tramite lo Spirito e della purificazione del cuore. Nessuno nel suo tempo l’avrebbe compreso. Occorreva prima staccare gli Arabi dal culto degli idoli. Allo stesso tempo, egli apriva la via alla liberazione tramite lo Spirito parlando per esempio “dell’abito della pietà”, del fare il bene per amore di Dio (Corano II; La Vacca,172) e del perdono di Dio a quelli che lo amano:

“Dì loro: Se amate Dio, seguitemi; e Dio vi amerà e perdonerà i vostri peccati, poiché Dio è Indulgente e Compassionevole.” (Corano III; La Famiglia d’Imran,29)

Allo stesso tempo, egli rivela loro la Giustizia di Dio:

“In quel giorno, pagherà loro Dio ciò che loro è giustamente dovuto, e allora sapranno che Dio è la Verità evidente.” (Corano XXIV; La Luce,25)

I tempi nuovi

Oggi, con l’apertura del Libro dell’Apocalisse e la Rivelazione dell’identità della Bestia dell’Apocalisse che inaugurano “il Cielo nuovo e la Terra nuova”, Ebrei, Cristiani e Mussulmani sono chiamati tutti insieme a fare un nuovo passo verso la maturità spirituale.

Con l’Apparizione della Bestia, il Nemico annunciato di Dio, ogni uomo e ogni donna è chiamato a provare il suo Amore per Dio impegnandosi per la Giustizia contro questa Bestia. È così che si fa la scelta degli eletti.

È per questo che oggi l’Apocalisse lancia questo grido a tutti i cuori puri che hanno riconosciuto la Bestia dell’Apocalisse: “Sali quassù” (Apocalisse 4,1).

“Sali quassù” per identificare la Bestia e combatterla, per comprendere le profezie concernenti le due Bestie e le loro cadute imminenti.

“Sali quassù” anche superando le obbligazioni, i culti, i riti, le vesti per arrivare al culto spirituale interiore tramite l’Amore e la Giustizia.

È impegnandoci contro la Bestia, che ci purifichiamo interiormente.

È salendo a questo livello dello Spirito che accediamo al Banchetto di Nozze dell’Agnello (Apocalisse 19,9). Questo Banchetto consiste nel nutrirsi della “Tavola che scende dal Cielo” (Corano V; La Tavola,112-115), il Corpo e il Sangue di Gesù dati in cibo a tutti i cuori puri che avranno creduto nell’Apocalisse rivelata e si saranno impegnati contro la Bestia (vedere testo “Il Pane di Vita nella Bibbia e nel Corano”“).

Maometto dice:

“Quelli saranno rivestiti di abiti verdi, di seta finissima e di broccato, gli abitanti del Paradiso saranno ornati di braccialetti di argento; il loro Signore darà loro a bere di una bevanda purissima.” (Corano LXXVI; L’Uomo,21)

Questi abiti “verdi di seta purissima e di broccato” e questi “braccialetti di argento” sono simboli della ricchezza interiore degli eletti. La degustazione di una “bevanda purissima” è la Comunione al Sangue di Gesù versato per la nostra purificazione.

Ecco come si raggiunge la purezza del cuore…

Maometto ci rivela:

“Dio dirà: questo è un Giorno in cui gioverà ai giusti la loro sincerità; poiché essi avranno, in ricompensa, dei Giardini, sotto i quali scorrono i fiumi e nei quali rimarranno eternamente. Dio sarà soddisfatto di essi ed essi saranno soddisfatti di Lui; quella sarà la grande felicità.” (Corano V; La Tavola imbandita,119)

Alla Luce di tutte le Sante Scritture siamo tutti chiamati ora a superare ogni forma di culto, di legge, di prescrizioni ristrette per lanciarci con Gesù di Ritorno tra noi nel Culto spirituale “in spirito e in verità”. “Dio è Spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”, aveva detto Gesù (Giovanni 4,24).

Le prescrizioni religiose fanno parte del Vecchio mondo che deve scomparire:

“Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”.
E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate.”
E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, Io faccio nuove tutte le cose” (Apocalisse 21,3-5)

L’alcool nel Corano

Molti Mussulmani sono del parere che Dio difenda sempre l’alcool nel Corano. Altri credono che un uso moderato dell’alcool sia permesso.

Che cosa dice la Rivelazione divina?

Il profeta Maometto dice nel Corano a proposito del vino:
Corano II; La Vacca,216: “Ti interrogheranno riguardo al vino e al maisir (specie di gioco d’azzardo degli antichi Arabi); dì loro: in ambedue è peccato grave e sonvi pure vantaggi per gli uomini, però il loro peccato è maggiore della loro utilità”.

Il vantaggio di cui parla Maometto consiste nel bere il vino con moderazione. Un bicchiere di vino al giorno è salutare.
Il “grande peccato” risiede nell’eccesso e nell’ebbrezza. Maometto mette dunque in guardia i credenti contro ogni eccesso di vino. Non proibisce di toccare il vino, quando è preso con moderazione, in modo equilibrato, diversamente non avrebbe parlato di “vantaggi”.

Maometto dice ancora:
Corano IV; Le Donne,46: “O voi che credete, non vi accingete alla preghiera quando siate ebbri, ma attendete di poter comprendere quello che dite; né quando siate in istato di impurità, a meno che non siate in viaggio, finché non abbiate fatto l’abluzione…”.

L’ebbrezza è totalmente incompatibile con la preghiera e con la vita spirituale in generale. Maometto mette in guardia i credenti contro le stesse deformazioni.
Paolo nella sua lettera ai Corinzi fa lo stesso. Biasima i Cristiani che si riunivano per mangiare e per ubriacarsi, invece di prendere la Cena di Gesù:

“Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la Cena del Signore. Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!” (1 Corinzi 11,20-22)

Infine Maometto dice ancora a proposito del vino:
Corano V; La Tavola imbandita, 92-94: “O voi che credete, invero, il vino, il maisir, gli ansab (“pietre ritte” idoli o statue di religioni pagane) e le frecce per l’estrazione a sorte, sono un’opera abominevole di Satana; astenetevi quindi da quelle, affinché voi possiate prosperare. Satana, invero, vorrebbe gettare fra voi inimicizia e odio, col vino e col maisir e vi vorrebbe pure allontanare dalla menzione di Dio e dalla preghiera; desisterete quindi voi?…Non vi è alcuna colpa per quelli che credono e fanno opere buone riguardo a cibi che abbiano preso, quando temano Dio, credano e pratichino le opere buone, ancora temano Dio e credano, e ancora temano Dio e facciano il bene, poiché Dio ama quelli che fanno il bene”.

Questo testo mostra chiaramente come sia importante credere in Dio e fare il bene, non scegliere un cibo o una bevanda. Da qui la ripetizione per tre volte di ciò che è importante e che deve essere ricordato.

Allo stesso tempo, Maometto mette in guardia quelli che all’epoca si riunivano per bere, si dedicavano al gioco d’azzardo, adoravano degli idoli e utilizzavano frecce divinatorie. Doveva essere usanza di quel periodo dedicarsi a tutte queste attività allo stesso tempo. Maometto condanna fermamente questa pratica dicendo che viene da Satana e provoca l’odio.

Le regole sono generalmente necessarie fino a che le persone non abbiano maturità psicologica e spirituale per discernere la retta via. Questo era il caso degli Arabi del tempo di Maometto che vivevano negli eccessi di cibo, di bevande alcoliche, nei giochi d’azzardo e nei vizi di ogni genere. Ugualmente nell’Antico Testamento gli Israeliti ancora immaturi nella loro vita spirituale sono stati orientati dai precetti contenuti nella Legge di Mosé. Come spiegato da Paolo, la Legge è stata pedagoga:

“Così la Legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Ma appena è giunta la fede, noi non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù.” (Galati 3,24-26)

Ecco ancora alcuni testi del Vangelo concernenti il vino, dato che il Corano è stato dato agli Arabi per certificare la Bibbia (Vedere il testo “Sguardo di Fede sul Corano”):

  • Alle nozze di Cana, Gesù, su richiesta di sua Madre, cambia l’acqua in “buon vino” (Giovanni 2,1-12). Il vino non è dunque da condannare in sé.
  • Gesù trasforma il calice riempito di vino nel suo Sangue (Marco 14,22-25).
  • Paolo dice affettuosamente al suo figlio spirituale Timoteo: “Smetti di bere soltanto acqua, ma fa’ uso di un po’ di vino a causa dello stomaco e delle tue frequenti indisposizioni” (1 Timoteo 5,23).

Anche nell’Antico Testamento la moderazione nell’uso del vino viene esaltata:

  • “Non fare il forte con il vino, perché ha mandato molti in rovina…
    Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura. Amarezza dell’anima è il vino bevuto in quantità, con eccitazione e per sfida. L’ubriachezza accresce l’ira dello stolto a sua rovina, ne diminuisce le forze e gli procura ferite…” (Siracide 31,25-30).
  • “Il vino è rissoso, il liquore è tumultuoso; chiunque se ne inebria non è saggio” (Proverbi 20,1).
  • “Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nella coppa e scende giù piano piano; finirà con il morderti come un serpente e pungerti come una vipera. Allora i tuoi occhi vedranno cose strane e la tua mente dirà cose sconnesse…” (Proverbi 23,31-35).

In riassunto, il vino non è un male in sé, l’eccesso è un peccato condannabile. Il limite non è tuttavia sempre facile da discernere. Bisogna essere molto prudenti. L’alcool è un abisso che attira molte anime.
L’alcool assunto regolarmente in grandi quantità, come pretesto di distensione dopo una giornata di lavoro, spesso distrugge la comunicazione nelle famiglie ed è causa di molte frustrazioni. Anche in questo bisogna cominciare a moderarsi. Il limite è talvolta molto sottile. Le cattive abitudini vengono acquisite rapidamente. Spetta a ciascuno analizzarsi davanti a Dio.

Paolo dice:

“La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino!” (Filippesi 4,5)

Così, la Bibbia e il Corano si uniscono per condannare l’eccesso di vino. L’equilibrio e la moderazione in ogni cosa sono indispensabili per costruire una vita spirituale ricca della Parola di Dio e della Sua Santa Presenza.

Paolo riassume dicendo:

“E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito.” (Efesini 5,18)