Prima Lezione – I libri della Bibbia

La Bibbia è una raccolta di 73 libri; essa è dunque una piccola biblioteca in un solo libro. È per questo motivo che viene chiamata “Bibbia”, dal greco “To Biblio” che significa “Il libro”. Questa parola viene da “Biblos”, l’antico porto libanese dove, per la prima volta, i manoscritti furono raccolti non più in rotoli, ma in libri. Quindi “la Bibbia” significa Il Libro per eccellenza. Gli Ebrei e i Cristiani sono conosciuti nel mondo come “le genti del Libro” (Ahl el Kitab), coloro che seguono la Bibbia.

Dei 73 libri contenuti nella Bibbia, 46 formano i libri dell’Antica Alleanza (o Antico Testamento) e 27 quelli della Nuova Alleanza. Gli Ebrei riconoscono solo i libri dell’Antica Alleanza, e rifiutano di riconoscerla “Antica”, credendo che la loro alleanza con Dio rimanga valida, nonostante i lori numerosi tradimenti denunciati dai profeti nella Bibbia e il loro rifiuto di riconoscere in Gesù il Messia. I profeti, però, avevano dichiarato rotta questa alleanza già otto secoli prima della venuta di Gesù (Isaia 24,5; Geremia 11,10 e 31,32), proclamando che Dio avrebbe stabilito una “Nuova Alleanza” (Geremia 31,31), quella rivelata dai libri di questa Nuova Alleanza, i Vangeli (vedere Matteo 26,28 e Luca 22,20). I Cristiani credono ai 46 libri dell’Antica Alleanza (Alleanza che considerano superata) e ai 27 libri della Nuova Alleanza stabilita dal martirio di Gesù.

La Bibbia si divide dunque in due grandi parti: i libri dell’Antica Alleanza e quelli della Nuova Alleanza. È importante capire i libri dell’Antica Alleanza per realizzare l’importanza e la necessità della Nuova Alleanza, nuova con il suo Spirito e la rivelazione del vero volto di Dio.

L’Antica Alleanza
I 46 libri della Antica Alleanza si dividono in 3 gruppi di libri:

  1. I libri storici:
    Essi raccontano la storia della creazione (il libro della Genesi), poi quella di Abramo e degli Ebrei fino al 130 a.C. circa, cioè fino all’inizio dell’Impero Romano in Medio Oriente, particolarmente in Palestina (vedere 1 Maccabei 15,15-24).
    Questo gruppo si compone di 21 libri.
  2. I libri sapienziali:
    Sono libri di saggezza e di alta moralità. Lo stile è spesso poetico. Contengono consigli e preghiere che scaturiscono spontaneamente da un cuore ispirato da Dio per insegnarci come rivolgersi al Creatore.
    Questi libri sono 7.
  3. I libri profetici:
    Ogni libro parla del profeta di cui porta il nome e ci riporta le sue parole e la sua testimonianza. Questi libri sono 18.

La Nuova Alleanza
I 27 libri della Nuova Alleanza si dividono in 3 gruppi di libri:

  1. I 4 Vangeli e il libro degli Atti degli Apostoli.
  2. Le 21 lettere (dette “epistole”, dal latino “epistola”) inviate dagli Apostoli ai primi Cristiani.
  3. Il libro dell’Apocalisse.

Ciascuno dei libri biblici è diviso in capitoli e ciascun capitolo in versetti, gli stessi in tutte le Bibbie e in tutte le traduzioni. Questo facilita i riferimenti e la localizzazione dei testi; ad esempio: Genesi 12,3 significa capitolo 12 versetto 3 del libro della Genesi.

I primi cinque libri storici hanno un’importanza storica particolare. Questi sono: la Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri e il Deuteronomio. Trovali nella Bibbia. Gli Ebrei li chiamano “Ha Torah” (La Torah) che in ebraico significa “La Legge”. Quando gli Evangelisti parlano della Legge si riferiscono a questi libri (Giovanni 1,45). I Cristiani li chiamano “Il Pentateuco”, dal greco “penta” che significa cinque e “tevki” che significa “rotoli”, perché la Bibbia un tempo si scriveva su rotoli di cuoio che il lettore doveva srotolare man mano.


Esempio di rotolo

Oggi, grazie alla stampa, siamo in grado di avere una Bibbia in un solo volume facile da trasportare. Nel passato i libri erano redatti manualmente da scribi specializzati. Certi libri biblici, come per esempio il libro della Genesi e quello del profeta Isaia, formavano ciascuno parecchi rotoli difficilmente trasportabili e nessuno poteva possedere tutte le Sacre Scritture. Queste erano depositate presso il Tempio di Gerusalemme e in alcune sinagoghe, dove erano insegnate, lette, consultate e discusse. Alcuni libri sono molto piccoli e riempiono a malapena una pagina dei nostri volumi moderni, ma è abitudine chiamarli “libri”, anche se non sono che un foglio (il libro del profeta Abdia, la lettera di Giuda e le due ultime lettere di Giovanni).

Fatti uno schema del nome dei libri biblici per avere la struttura della Bibbia riassunta sotto gli occhi. Ciò ti aiuterà a ritrovare e a distinguere i libri del Nuovo Testamento (NT) da quelli dell’Antico Testamento (AT).

Gli autori e la durata della redazione

Ci sono voluti 1000 anni per redigere la Bibbia, dalla Genesi all’Apocalisse. La sua redazione è cominciata verso il X secolo a.C. e terminata verso l’anno 95 d.C. con il Vangelo di San Giovanni e la sua Apocalisse, che è l’ultimo libro della Bibbia. San Giovanni è l’ultimo scrittore biblico.

Essendo stata scritta in mille anni, la Bibbia è opera di molti autori, chiamati “gli scrittori sacri”. Questi provengono da diversi strati sociali: sono preti, re, profeti, pastori, Apostoli del Cristo, due dei quali erano semplici pescatori: Pietro, che ha scritto 2 lettere, e Giovanni che ha redatto un vangelo, 3 lettere e l’Apocalisse, l’ultimo dei libri biblici. L’evangelista Luca era medico, un uomo colto e istruito. Certi scrittori sacri sono e rimarranno sconosciuti, come i redattori della Genesi, dei libri di Samuele e dei Re, ecc…

Prima della scoperta della stampa, la Bibbia era scritta a mano, redatta a mano da degli scribi consacrati a questo fine. Essi erano molto istruiti in materia di testi biblici e di leggi religiose. Fu contro gli scribi che l’avevano condannato che Gesù si arrabbiò con furore. Essi, che redigevano la Bibbia, erano al corrente dei testi profetici che lo annunciavano; il loro rifiuto del Suo messaggio, annunciato dai profeti, è dunque ingiustificato e li condanna (Matteo 23).

A parte i numerosi scrittori biblici, esiste un solo Autore che, lungo i secoli, ha ispirato e supervisionato l’opera biblica nel suo insieme: Dio. È lo Spirito divino che spinse l’insieme degli scrittori umani, distribuiti in un arco di tempo di circa mille anni, a mettere per iscritto tutto ciò che sapevano di Dio, delle sue apparizioni e delle sue manifestazioni agli uomini da Lui scelti per realizzare il Suo piano: farsi conoscere agli uomini. Questi scrittori sacri erano talvolta colti come i profeti Isaia, Geremia e Daniele e gli Apostoli Matteo, Paolo e Luca, e talaltra dei semplici pastori e pescatori come il profeta Amos e gli Apostoli Pietro e Giovanni. Ciò dimostra che Dio non ha bisogno della cultura umana per rivelarsi.

Dunque ci sono molti autori umani, ma l’Autore principale è Dio. Durante tutti i secoli in cui la Bibbia fu redatta, Dio ha vigilato sulla realizzazione del Suo piano perchè fosse messo per iscritto per rivelarSi agli uomini dei tempi futuri, per rivelarSi a te, oggi, poi a coloro che verranno dopo di te, fino alla scomparsa dell’umanità sulla terra. Lo Spirito di Dio è stato per gli scrittori sacri ciò che, proporzionatamente, era la musa per i poeti.

Possiamo constatare che gli scrittori biblici hanno espresso la Rivelazione divina con una precisione ed una fedeltà che si è evoluta con il tempo e l’esperienza. C’è stata spesso confusione tra la Rivelazione di Dio e il desiderio personale dello scrittore, tra ciò che Dio voleva che si comprendesse e ciò che era compreso. Bisogna avere grande acume e discernimento per afferrare il linguaggio di Dio. Questo richiede tempo, esperienza e preghiera. Bisogna purificarsi l’anima ed elevarsi all’intenzione di Dio che supera le nostre intenzioni troppo materialiste. Infatti, Dio disse nel libro di Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri… Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Isaia 55,8-9).

Più i profeti erano familiari al linguaggio di Dio, meglio potevano afferrare il vero senso delle sue parole. Dio ha voluto che questa incomprensione della sua Parola trasparisse dai testi biblici. Così, dopo aver parlato, per esempio, della circoncisione ad Abramo e a Mosè, Dio spiega più tardi attraverso il profeta Geremia che è necessario circoncidere (cioè purificare) il cuore, non il prepuzio (Geremia 9,25). Solo l’amore è capace di purificare il cuore.

È con Gesù che Dio si è espresso al meglio: il Cristo riporta con precisione le parole e le intenzioni reali di Dio. È per questo che è chiamato “la Parola (o il Verbo) di Dio” dal Vangelo (Giovanni 1,1) e dal Corano (Corano III; La Famiglia d’Imran,45. Vedere “Sguardo di Fede sul Corano”). Egli, soprattutto, insiste sull’amore (Matteo 19,19) e sull’amore che purifica (Luca 7,47).

Gesù, la Parola di Dio per eccellenza, è la sintesi di tutto il messaggio biblico. Egli è la Bibbia vivente e operante in noi; quindi dobbiamo riuscire ad introdurre Gesù in noi perché Egli agisca in noi e con noi. È per conoscere e capire Gesù che dobbiamo studiare la Bibbia, Antico e Nuovo Testamento. Allora comprenderemo come introdurre lo Spirito di Gesù che è lo Spirito di Dio nella nostra vita quotidiana.

Le tradizioni orali

Abramo è apparso 2000 anni a.C. Gli scribi cominciarono a redigere la Bibbia solo 1000 anni più tardi. Prima, però, della redazione della Bibbia, come si trasmetteva la storia di Abramo alle generazioni successive? Oralmente: la prima comunità dei credenti si raccontava oralmente, in famiglia, la storia degli antenati, di come Dio fosse apparso ad Abramo e poi ai suoi discendenti per allontanarli dagli idoli. Le storie passavano, durante i secoli, da padre in figlio. Gli avvenimenti rimanevano così vivi negli spiriti. Tuttavia, passando oralmente di padre in figlio attraverso i secoli, una stessa storia veniva raccontata differentemente per quanto riguarda certi dettagli senza importanza. Per esempio, ciò che gli uni attribuivano ad Abramo, gli altri lo attribuivano a suo figlio Isacco.

Ciò ha fatto nascere numerose “tradizioni orali” che differiscono leggermente le une dalle altre. Così troverai una stessa storia ripetuta due volte, una prima volta attribuita ad Abramo (Genesi 12,10-20) ed una seconda volta ad Isacco (Genesi 26,1-11). Allo stesso modo, ci sono due racconti della creazione nella Genesi: il primo, da Genesi 1,1 a Genesi 2,3 ed il secondo da Genesi 2,4 a Genesi 2,25. Constaterai che nei due racconti è differente il modo di creare, l’uomo, per esempio, secondo il primo racconto, è creato dopo le piante e gli animali, mentre è creato prima di loro nel secondo racconto. La differenza fra i due racconti è nel modo di creare, ma Dio è sempre l’unico Creatore. Questo è il messaggio importante che vuole comunicarci la Bibbia, un messaggio contestato ancora oggi dagli atei e dai materialisti che rigettano l’insieme della rivelazione divina.

Quali sono le ragioni di queste differenti tradizioni orali?
Le più importanti sono:

  • Il lungo tempo (molti secoli) trascorso fra gli avvenimenti e la loro redazione ha fatto sì che si fosse dimenticato a chi un fatto preciso era accaduto: è successo ad Abramo e a sua moglie (Genesi 20,1-18) o ad Isacco e a sua moglie (Genesi 26,1-11)? Certe tradizioni orali lo attribuiscono ad Abramo, altre ad Isacco. Più tardi, non volendo omettere nulla, i redattori riportarono entrambi i racconti per soddisfare tutti e tenere unite le fila. Non bisogna vedervi una precisione storica.
  • La molteplicità dei narratori.
  • L’evoluzione della mentalità degli scribi e dei credenti.

Dunque, ci sono molte tradizioni orali, delle quali le più importanti sono:

  • La tradizione “Eloista”, dove Dio, nel testo originale ebraico, è chiamato “Eloim”.
  • La tradizione “Yahvista”, dove Dio è chiamato “Yahvè”.
  • La tradizione “Sacerdotale”, introdotta dai preti e dai leviti, dove si può constatare la rigidità e la ristrettezza della loro mentalità, oltre che il loro attaccamento al culto. Il libro dei Leviti (il Levitico), ne è un esempio.

Che queste tradizioni orali non siano un ostacolo per te; prendine coscienza per comprendere meglio certe differenze, quando incomincerai a leggere la Bibbia.

Queste tradizioni orali differivano inoltre tra Nord e Sud della Palestina, gli abitanti erano influenzati dalla mitologia dei paesi vicini. Così, certi credenti credevano che la creazione fosse stata fatta in sei giorni, altri la pensavano differentemente, secondo quello che sentivano dai loro vicini dei paesi limitrofi. Gli Ebrei, però, erano tutti d’accordo su un fatto essenziale: è un solo Dio che ha creato tutto ed è questo Dio unico che ha parlato ad Abramo. Questa è la rivelazione importante da salvaguardare; il racconto di come sia avvenuta la creazione è più che secondario.

È questa rivelazione di un Dio unico e creatore che distingueva gli Ebrei dagli altri popoli che li circondavano e che erano, a quell’epoca, tutti politeisti e idolatri.

Quando nel X secolo a.C. i responsabili religiosi Ebrei hanno deciso di mettere per iscritto la loro Storia, hanno incluso le diverse tradizioni orali per salvaguardare l’unità della comunità ebraica. Queste differenti tradizioni orali ci aiutano a comprendere la Rivelazione nello spirito, secondo l’intenzione di Dio, e non secondo la lettera o le interpretazioni umane e politiche. Capirai meglio quando studierai la Genesi.

L’autenticità dei testi biblici

Da qualche anno, le scoperte archeologiche hanno rimesso in discussione la storicità dei racconti biblici. Secondo i professori israeliani Finkelstein e Silberman, autori del libro: “Le tracce di Mosè”: “Ci sono dei racconti che sono stati cuciti insieme a partire dai ricordi, dai dettagli di antichi costumi, da leggende sulla nascita dei differenti popoli della regione”. Così se non c’è alcuna prova archeologica dei nomi dei personaggi e dei luoghi citati nella Bibbia, non resta altro che il testo biblico sia stato scritto da uomini ispirati da Dio con la preoccupazione di elevare spiritualmente i loro contemporanei.

A noi di leggere questi testi con discernimento per attingerne oro. I profeti stessi particolarmente Geremia, contemporaneo alla redazione della Bibbia, condannano la penna menzognera degli scribi (Geremia 8,8)!

Come si può essere sicuri che il testo biblico oggi nelle nostre mani sia il testo originale? Certuni pretendono che questo testo sia stato falsificato e che, di conseguenza, non ci si possa più fidare della Bibbia.

Ci sono tre tipi di prove dell’autenticità del testo biblico attuale; non c’è, al contrario, alcuna prova della sua falsificazione.

Le prove archeologiche

L’archeologia ha scoperto un numero incalcolabile di testi delle Sacre Scritture, Antico e Nuovo Testamento. Nessuna opera letteraria dell’Antichità, anche post-biblica, è stata così fedelmente trasmessa come la Bibbia, con il supporto di prove archeologiche. Noi possediamo così tanti e antichi manoscritti biblici, che il dubbio sull’autenticità del testo biblico non è permesso.

Per l’Antico Testamento

I rotoli del Mar Morto
La più importante scoperta archeologica è quella dei rotoli detti di “Qumran” o del “Mar Morto” in Palestina. Questi rotoli di cuoio, sui quali fu scritta una gran parte dell’Antico Testamento, furono scoperti provvidenzialmente nelle caverne dell’altipiano di “Qumran”, adiacenti al Mar Morto, nel 1947, da un pastore palestinese che cercava la sua pecora dispersa. Egli li ha ritrovati in una delle caverne, battendo il piede su un particolare punto. Essendosi avvicinato, egli vide sotto i suoi piedi un coperchio di terracotta di una giara che conteneva un rotolo di cuoio scritto in ebraico. Questo fu l’inizio della scoperta di numerosi rotoli, sotterrati allo stesso modo, dei diversi libri dell’Antico Testamento. Erano stati nascosti sotto terra da una comunità religiosa ebraica, gli “Esseni”, che viveva a Qumran, la cui specifica missione era la redazione e la protezione dei testi biblici. Questi rotoli scoperti risalgono al 200 a.C.

Era usanza mettere in questo modo i documenti che si volevano proteggere; questa usanza è citata dal profeta Geremia che dice al suo segretario: “Prendi questi documenti e mettili in un vaso di terracotta, in modo che si conservino per lungo tempo” (Geremia 32,14).

I rotoli del Mar Morto si trovano attualmente nel Museo Rockfeller di Gerusalemme, copie in micro-film si trovano in tutti i grandi musei del mondo. Il testo di questi rotoli è identico a quello che noi abbiamo oggi nelle nostre Bibbie.

Per il Nuovo Testamento

Il papiro Rylands
Il più antico manoscritto è un piccolo frammento di papiro dell’anno 125 d.C., il “papiro Rylands”, dal nome dell’archeologo che lo ha scoperto. Esso contiene un testo del Vangelo di San Giovanni 18,31. Si è rassicurati sull’autenticità del testo quando si pensa che Giovanni è morto nell’anno 105 d.C. e che questo papiro ha solo una ventina di anni in più rispetto alla sua morte.

I papiri Chester Beatty
Un’altra scoperta archeologica, più importante dal punto di vista quantitativo, è quella dei papiri (plurale di papiro) di “Chester Beatty” datati III secolo d.C. Essi contengono delle parti importanti del Nuovo Testamento. Sono conservati presso l’università del Michigan negli Stati Uniti.


Estratti del “Sinaiticus”

Ci sono ancora tre esemplari interi molto antichi della Bibbia, Antico Testamento e Nuovo Testamento:

  • Il “Vaticanus”
    Scritto in latino, risalente al IV secolo d.C. Si trova nei musei Vaticani, di cui porta il nome.
  • Il “Sinaiticus”
    Scritto in greco, anch’esso risalente al IV secolo d.C. Fu trovato da un principe russo alla fine del XIX secolo nel convento greco-ortodosso di Santa Caterina nel Sinai, da cui il suo nome. Si trova nel British Museum.
  • L'”Alexandrinus”
    Risalente al V secolo d.C. e si trova anch’esso nel British Museum.

Il testo di queste tre antiche Bibbie è assolutamente identico ed è uguale al testo delle nostre Bibbie moderne.

Le prove logiche

  • La molteplicità di riti Cristiani è una garanzia dell’autenticità del testo biblico, poiché il testo è lo stesso ovunque.
  • I testi dell’Antico Testamento sono gli stessi per i Cristiani e per gli Ebrei.
  • Certi Mussulmani ed Ebrei sostengono che i Cristiani abbiano falsificato la Bibbia. Essi si basano su un’impostura: il presunto “vangelo di Barnaba”. Ora è dimostrato che questo “vangelo” fu scritto nel XVI secolo da un Ebreo “convertito” al cristianesimo, poi ancora all’Islam. Secondo questo “vangelo” il Messia non è Gesù, ma Maometto. Ciò contraddice la Bibbia e il Corano che riconoscono, entrambi, che Gesù di Nazareth sia il vero Messia. Così nessun cristiano e nessun musulmano può credere al “vangelo” di Barnaba senza rinnegare la propria fede. D’altronde, ricordiamo che le scoperte archeologiche hanno dimostrato l’autenticità del testo biblico attuale.
  • Tutti gli studiosi biblici riconoscono l’autenticità dei testi biblici. Presso i Mussulmani, due grandi studiosi, lo cheikh Afghani e lo cheikh Mohammed Abdo (anziano Mufti dell’Azhar del Cairo), negano categoricamente la falsificazione della Bibbia.

Una prova di fede

Dio, che ha rivelato il messaggio biblico, non può permettere che il suo contenuto sia falsificato e che le profezie siano perdute, soprattutto quelle concernenti il Messia.

Le lingue bibliche

La Bibbia fu scritta in origine in due lingue: l’ebraico per l’Antico Testamento e il greco per il Nuovo Testamento (eccetto il Vangelo di Matteo che fu scritto in aramaico, perché Matteo indirizzò il suo Vangelo agli Ebrei). L’Antico Testamento fu scritto anche in aramaico dagli Ebrei esiliati a Babilonia (Iraq), nel VI secolo a.C., ove impararono questa lingua.
I libri del Nuovo Testamento furono originariamente scritti in greco, la lingua internazionale dell’epoca (vedere Atti 21,37), come l’inglese e il francese lo sono ai giorni nostri.

La Bibbia “Ebraica”

Si chiama “Bibbia Ebraica” il testo originale dell’Antico Testamento in ebraico. Questa Bibbia non contiene quindi i libri del Nuovo Testamento, visto che gli Ebrei non ci credono. Essa si trovava nel Tempio di Gerusalemme e nelle sinagoghe sotto forma di rotoli. I traduttori biblici vi si riferiscono come ad una base sicura per la loro traduzione dell’Antico Testamento.

La Bibbia “Greca”

Nel III secolo a.C., gli Ebrei della diaspora (quelli che abitavano fuori dalla Palestina) non parlavano più l’ebraico e quindi non potevano leggere la Bibbia ebraica. Quelli di Alessandria, in Egitto, domandarono dunque agli Ebrei della Palestina di inviare loro degli esperti biblici per tradurre dall’ebraico al greco “La Torah, I Libri (di Saggezza) ed i Profeti” (è così che gli Ebrei chiamano la Bibbia). Furono mandati loro 70 esperti in materia biblica. Arrivati ad Alessandria, essi tradussero tutti i libri biblici dall’ebraico al greco, e cinque altri libri che gli Ebrei di Palestina leggevano nelle sinagoghe e nelle assemblee senza però riconoscerli come ispirati. Questi cinque libri non facevano dunque parte dei libri “canonici”, vale a dire riconosciuti ufficialmente come ispirati da Dio.

Essi sono:

  • Per i libri Storici: Giuditta e Tobia;
  • Per i libri Sapienziali: La Sapienza e il Siracide;
  • Per i libri Profetici: Baruch;
  • Due capitoli furono ancora aggiunti al libro di Daniele: Daniele 13 e 14.

Più tardi anche i due libri dei Maccabei furono tradotti in greco e aggiunti ai precedenti già tradotti, portando a 7 il numero dei libri tradotti in greco ed aggiunti ai 39 libri della Bibbia ebraica. Questo gruppo di 7 libri con i capitoli 13 e 14 di Daniele sono riconosciuti come dei libri deuterocanonici, ai quali si può credere o no.

Tu troverai nel secondo libro dei Maccabei l’eco degli stretti legami tra gli Ebrei di Palestina e i loro correligionari d’Egitto, e l’invito fatto a questi ultimi per ottenere i testi della Bibbia: “Ai fratelli Giudei dell’Egitto, salute (shalom). I fratelli Giudei che sono a Gerusalemme ecc… Dio vi apra il cuore alla sua legge (la Torah)… (2 Maccabei 1,1-4). Neemia ha fondato una biblioteca per radunare tutti i libri (biblici) che riguardavano i re, gli scritti dei profeti e di Davide… Similmente Giuda ha radunato tutti i libri (biblici dell’Antico Testamento) che erano andati dispersi a causa della guerra che ci è stata fatta (deportazione a Babilonia), essi sono presso di noi. Se perciò ne avete bisogno, mandateci chi ve li porti” (2 Maccabei 2,13-15). L’interesse portato dagli Ebrei di Palestina a quelli d’Egitto era dovuto al fatto che questi ultimi formavano il più ricco e più potente gruppo di Ebrei della diaspora, come gli Ebrei d’America oggi.

La traduzione in greco della Bibbia ebraica è conosciuta sotto il nome di “Bibbia Greca” o “Bibbia dei Settanta”, (cioè dei 70), a causa dei 70 biblisti Ebrei che la tradussero in greco. Essa differisce dalla Bibbia ebraica per i 7 libri “deuterocanonici” che vi furono aggiunti. È questa Bibbia Greca che gli Ebrei della diaspora, che non capivano l’ebraico, consultavano all’epoca degli Apostoli, per verificare le parole di Paolo (Atti 17,2 / 17,11).

Gli Ebrei rifiutarono allora e rifiutano ancora di riconoscere i 7 libri deuterocanonici come ispirati da Dio. È questa la ragione per cui essi non si trovano nella Bibbia Ebraica. Anche i Protestanti rigettano questi 7 libri e non li hanno introdotti nella loro Bibbia. Invece, la Bibbia cattolica e quella ortodossa contengono questi libri.

Così, a seconda che tu trovi o meno questi 7 libri, potrai distinguere una Bibbia cattolica da una protestante. Questi libri non contengono nulla che possa differire, sul piano dottrinale, fra le diverse confessioni. Per quanto riguarda i 27 libri del Nuovo Testamento, essi si trovano in tutte le Bibbie cristiane. Solo nel XVI secolo, dopo Lutero (il fondatore del protestantesimo), i Protestanti tolsero dalla loro Bibbia i sette Libri deuterocanonici.

La Bibbia Ebraica e la Bibbia Greca dei Settanta servono da base per tutte le traduzioni bibliche. Quando i libri del Nuovo Testamento furono scritti, essi furono aggiunti dai Cristiani alla traduzione greca dell’Antico Testamento (Settanta).

La Bibbia “Latina” (o “Vulgata”)

Nel IV secolo d.C., San Gerolamo tradusse la Bibbia dall’ebraico e dal greco in latino, che era diventato la lingua internazionale di quell’epoca e che rimase in uso per molto tempo nel mondo religioso e scientifico (medicina, ecc…). Gerolamo aveva tradotto la Bibbia in una lingua popolare (vulgaris), in modo che il popolino potesse comprenderla. Ed è per questo che è chiamata “La Vulgata”, cioè “La Popolare”, accessibile al popolo. Questa traduzione latina è stata utilizzata per molto tempo nel mondo religioso occidentale, prima che la Bibbia fosse tradotta in tutte le lingue del mondo, cioè circa un centinaio di anni fa. Oggi la Bibbia è tradotta in più di 1500 lingue. Il messaggio evangelico è così diffuso nel mondo intero. Questo è un segno dei tempi predetto da Gesù (Matteo 24,14).

Quando una Bibbia indica di essere stata tradotta dalle lingue originali, ciò significa che essa è stata tradotta dal greco e dall’ebraico, ma non dal latino che è già una traduzione dell’originale ebraico o greco. Prima di comperare una Bibbia, assicurati che sia stata tradotta dalle lingue originali.