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Reazioni al libro «Sguardo di fede sul Corano»

Due reazioni esplicite, l’una d’appoggio, l’altra di rifiuto, hanno fatto seguito alla pubblicazione del libro «Sguardo di Fede sul Corano».

La prima reazione è un articolo scritto dallo Cheikh ZY (Dignitario dell’Alto Consiglio Giuridico Islamico). Questo articolo di sostegno doveva uscire su un giornale arabo islamico. Quest’uscita fu impedita, ma l’autore dell’articolo ne ha inviato una copia, firmata di suo pugno a Pierre riproducendocene il contenuto tradotto dall’Arabo.

Prima reazione: Articolo dello Cheikh Z Y

Egr. Sig.
A proposito del libro «Sguardo di Fede sul Corano»: un nuovo libro dello studioso cristiano Pierre è stato terminato il 13 ottobre 1984. Il libro è composto di 136 pagine di medie dimensioni; esso è diviso in quattro capitoli:
1° capitolo: Il ritorno al testo coranico.
2° capitolo: I punti di controversia.
3° capitolo: I principali punti d’incontro.
4° capitolo: Invito alla riflessione.

L’autore menziona nell’introduzione un versetto coranico: «O voi, ai quali è stato dato il Libro (La Bibbia: Torah e Vangelo), credete in ciò che abbiamo fatto scendere (il Corano) a conferma delle Scritture che sono presso di voi» (Corano IV; le Donne,50). L’autore dice che questo libro è uno studio succinto dell’intenzione divina originale, uno studio che invita all’apertura con fede al Corano e dal Corano al Vangelo e alla Torah, che sono confermati dal Corano. Poiché il Corano afferma di attestare questi due predecessori e non di contestarli. In effetti, il Signore dice ai credenti nel Corano: «e dite: Noi crediamo in ciò che è stato fatto scendere a noi (il Corano) e che è stato fatto scendere a voi (la Torah e il Vangelo)» (Corano XXIX; il Ragno,45).

L’autore dice: «Io prego il lettore di aprirsi con obiettività al contenuto di questo libro elevandosi al di sopra della mentalità confessionale alla quale egli appartiene e di tutte le mentalità confessionali ristrette. Il nostro scopo è liberarci dello spirito confessionale e dell’abominevole razzismo religioso infiltratosi in noi tutti a nostra insaputa e di cui non possiamo liberarci se non tramite la conoscenza, la vera conoscenza di ciò che Dio ha detto nell’ispirazione. È questa conoscenza che è capace di liberarci dalle catene della tradizione e delle idee che ci fanno deviare dagli insegnamenti della Bibbia e del Corano. L’autore si appoggia al versetto coranico: ‘Quelli ai quali demmo il Libro (la Bibbia) prima di esso (il Corano), credono in quello (al Corano), e quando la parola (il Corano), viene loro recitata, dicono: Noi crediamo in essa; essa, certamente, è la verità, da parte del nostro Signore, e noi, invero, eravamo muslim già prima che essa giungesse, A quelli verrà data la loro mercede due volte’ (Corano XXVIII; la Storia,52-54).»

L’autore aggiunge: «Ciò che consola il cuore di tutti i veri credenti in relazione a questo versetto, è, da un lato, l’apertura dei Cristiani al Corano nel passato, senza fanatismo, e dall’altro lato la doppia benedizione di Dio quando essi dicono di essere musulmani prima del Corano. Se il Cristiano proclamasse oggi di essere musulmano prima del Corano, egli susciterebbe contro di lui l’astio di molti Cristiani e di Musulmani tradizionalisti. Qui appare l’abisso tra la volontà originale di Dio e le tradizioni prodotte dagli uomini che si sono discostate da essa».

L’autore si stupisce che malgrado la testimonianza del Corano in favore della Torah e del Vangelo, molte volte ripetuta, si siano trovati molti studiosi che abbiano voluto interpretare i versetti del Corano indipendentemente dalla Bibbia: come se fossero disgustati della Bibbia. Essi si gloriano, al contrario, del non riferirsi alla Bibbia. Per questo la loro interpretazione è divenuta estranea alla logica dell’ispirazione. Essa porta in sé il germe delle divisioni tra fratelli, mentre il Corano ha chiesto di non separare i profeti e ciò che Dio ha loro ispirato. Il Corano dice: «Nè disputate con la gente del Libro, se non nel modo più acconcio (il migliore degli argomenti), eccettuati quelli di essi (della Bibbia) che agiscono ingiustamente con voi, e dite: ‘Noi crediamo in ciò che è stato fatto scendere a noi (la Bibbia) e che è stato fatto scendere a voi (il Corano); il nostro Dio e il vostro Dio sono un Dio unico, e noi a lui siamo rassegnati (Muslim)’» (Corano XXIX; il Ragno,45).

L’autore aggiunge: «Tutti coloro che leggono la Bibbia e il Corano con obiettività, senza pregiudizi, cresceranno in perspicacia e comprenderanno che alcune storie bibliche sono anche riportate dal Corano: dalla Creazione del mondo passando per Noé ed Abramo e i dodici Apostoli al tradimento dell’alleanza divina da parte degli Ebrei e infine alla menzione del Messia che il Corano riporta con molto rispetto e onore. Perché dunque allontanarsi dal Corano, perchè dunque allontanarsi da uno dei due Libri in particolare, dato che noi troviamo nella Bibbia un accrescimento di luce, rispetto a ciò che è venuto tramite il Corano? Molti di quelli che discutono della religione lo fanno con entusiasmo, ma senza conoscenza di ciò che è stato ispirato nella Bibbia e il loro entusiasmo ignorante li fa cadere nella rete del fanatismo e quest’attitudine è abominevole per Dio e i suoi profeti».

L’autore dice ancora che, «come Cristiani, noi comprendiamo l’essenza dell’Islam a partire da ciò che il Corano stesso dice dell’Islam, purificandolo da tutti i tratti tradizionalisti che sono venuti come dei parassiti a deformare, nei secoli, attraverso gli avvenimenti, la purezza del viso dell’Islam». L’autore scrive ancora: «noi siamo perfettamente consapevoli che agli occhi del Corano, il Musulmano (il sottomesso) è colui che volge il suo viso verso Dio, operando il Bene, ‘quegli ha afferrato l’ansa saldissima’ (Corano XXXI; Luqman,21). Poiché vi sono alcuni che sottomettono il proprio viso a Dio, ma non fanno il bene, beato ogni Musulmano che abbia sottomesso il proprio viso a Dio e che abbia fatto il bene sforzandosi di comprendere e leggendo i Libri che il Signore ha ispirato. Beato quest’uomo musulmano, cristiano o pagano che sia».

L’autore attesta di nuovo dicendo: «Questo studio mira ad inculcare lo spirito di apertura e di buona intesa tra i fedeli di buona fede, i non razzisti, i non fanatici di tutte le confessioni, senza compromesso alcuno. I credenti di tutte le confessioni che giungeranno a liberarsi dei loro pregiudizi realizzeranno, leggendo i Libri divini ispirati, con calma e al riparo dalle sfide e dalle provocazioni e dalle idee personali, che quest’Ispirazione è Unica. La sua Sorgente è Una, ed essa viene da un solo Dio. Essi scopriranno con gioia che sono fratelli abbracciandosi reciprocamente dopo aver creduto per tanto tempo di essere nemici mortali».

Pierre dice: «Ho chiamato questo libro ‘Sguardo di Fede sul Corano’ poiché, rispetto agli uomini, io sono prete e Cristiano e, a loro avviso, un Cristiano non crede al Corano, benché il Corano non sia monopolio di nessuno. Esso è l’ispirazione di Dio indirizzata a tutti coloro che amano la vita spirituale e aspirano a sublimare i loro pensieri per sedersi accanto al Creatore e vivere eternamente del suo soffio e in sua compagnia».

Pierre dice: «Io credo in Dio, io credo in Gesù, il Cristo di Dio e credo nel suo profeta Maometto. Io credo che non ci siano che due comunità, non ce n’è una terza: la comunità dei credenti benedetti e la comunità dei fanatici banditi, appartenenti a ogni popolo, ogni nazione e ogni religione».
E noi, a nostra volta, salutiamo Pierre, quest’anima generosa, per aver attirato la nostra attenzione con tanta bontà, come noi abbiamo salutato prima di lui, l’ambasciatore Nasri Salhab, sperando di vedere molti altri di questi libri di fede che hanno le loro conseguenze.

Firma del Reverendo Cheikh Z Y

Seconda reazione: Risposta agli articoli dello Cheikh KR

La seconda reazione consiste in una serie di cinque articoli scritti dallo Cheikh KR e apparsi in una rivista araba. Pierre ha risposto in un giornale ai primi quattro articoli.
Ecco la traduzione della risposta di Pierre:

Unità di fede, non elusione di testi:

Ho letto nella rivista, la vostra reazione al mio libro «Sguardo di Fede sul Corano: Unità d’Ispirazione Biblico-Coranica». Io rispondo a voi Reverendo perchè degli amici intimi, autentici Musulmani, mi hanno chiesto con insistenza di farlo, dopo essere stati convinti dalle mie risposte ai vostri attacchi. Essi mi hanno dunque domandato di rispondere pubblicamente affinché nessuno, incluso voi, creda che voi abbiate ragione.

Permettetemi innanzitutto di attirare la vostra attenzione su alcune osservazioni. Voi avete detto: «L’autore si è sforzato di mettere d’accordo i testi della Torah, del Vangelo e del Corano. Da dove gli verrebbe questo?… La verità è che egli è inciampato nel suo stile di conciliazione e ha rasentato la verità, in modo che la conciliazione è divenuta elusione». Voi ripetete ciò nell’introduzione, sempre uguale, dei quattro articoli pubblicati dalla rivista. Ora, nel mio libro, e contrariamente a ciò che voi dite, io non ho compiuto un solo sforzo «di conciliazione». Un tale sforzo non si concepisce se non tra testi che si contraddicono o che si oppongono; questo non è il caso dei Libri ispirati. Parlare di conciliazione tra i Libri ispirati, sarebbe come riconoscere che non sono in armonia tra loro. Ora, niente di tutto questo. È per questo che vedo che voi avete ragione nel dire, a proposito di conciliazione: «Da dove gli verrebbe tutto questo?» poiché il problema non esiste in partenza. Ho provato a mettere un accordo tra i credenti di questi Libri ispirati, non tra gli stessi Libri ispirati che, fin dall’inizio, sono in accordo. È per questo che voi mi biasimate? Se questo sforzo di conciliazione tra credenti è un peccato, io merito dunque l’inferno, poiché brucio di zelo per vedere i credenti d’accordo e uniti con amore attorno al Dio unico. E come potrebbe non esserci armonia tra i Libri di Dio? Il Corano dichiara esplicitamente che esso conferma la Bibbia, non che la contraddice, e che il Dio del Corano è lo stesso di Quello della Bibbia, come ho dimostrato nel mio libro appoggiandomi a dei versetti coranici che ripeto qui:

«O Voi, ai quali è stato dato il Libro (la Bibbia): Credete in ciò che abbiamo fatto scendere (il Corano) a conferma delle Scritture che sono presso di voi (la Bibbia).» (Corano IV; le Donne,50)

Ora, ciò che la «gente del Libro» aveva con sé, nel VII secolo d.C. era la Bibbia nel suo testo attuale. Il Corano avrebbe testimoniato a favore della Bibbia se questa fosse stata falsificata, a vostro dire, nei secoli precedenti?

Il Corano dice anche alla gente del Libro: «il nostro Dio e il vostro Dio sono un Dio Unico (Lo stesso) e noi a Lui siamo rassegnati (Muslim)» (Corano XXIX; il Ragno,45).

La conclusione logica di queste parole ispirate è che: credere al Dio del Corano, è credere al Dio della Bibbia, al quale noi siamo tutti «rassegnati» (cioè «Musulmani»). Ecco perchè il Corano ritiene che gli apostoli di Gesù Cristo siano «musulmani» persino prima della venuta del Corano. La sana logica ci conduce a concludere che da uno stesso Dio emana una sola ispirazione, un’intenzione divina unica e un solo piano di salvezza che occorre sforzarsi di scoprire senza sosta fino a pervenire allo scopo che, con la grazia di Dio, ci renderà felici e ci illuminerà. In effetti, l’intenzione di Dio è una nella Bibbia e nel Corano, anche se lo stile e la forma letterale sono differenti. Questi ultimi dipendono dalla società, dal luogo e dal momento in cui l’ispirazione fu donata. Dio, come voi sapete, parla a ogni popolo secondo il proprio linguaggio e la propria mentalità come rivela il Corano: «Non mandammo mai alcun apostolo, che non abbia parlato nella lingua del proprio popolo…» (Corano XIV; Abramo,4).

Ciò che mi sono sforzato di cercare è l’unità di fede che esiste dall’origine nei Libri celesti ispirati da Dio in lingue differenti, secondo le società alle quali Dio si è indirizzato. Non ho mai tentato di trovare un accordo tra questi Libri ispirati, come dite voi: «Da dove mi verrebbe tutto questo?…», dal momento che questo accordo c’è già?

La mia intenzione appare nel titolo del mio libro: «Unità dell’Ispirazione Biblico-Coranica» e non certo «Tentativo di conciliazione tra la Bibbia ed il Corano».

Per questo non ho compreso la ragione della vostra foga. Tanto più che parecchi credenti rispettabili e buoni musulmani istruiti si sono congratulati con me per questa lieta iniziativa, fra cui saggi capi religiosi che voi conoscete e che vi conoscono. Per di più, fin dall’inizio, ho messo in guardia il lettore, per poco ch’egli sia attento, avvisandolo che «questo libro è uno studio succinto del concetto autentico dell’ispirazione divina. Esso invita ad aprirsi con fede all’ispirazione coranica, e tramite questa, al Vangelo e alla Torah confermati dal Corano. È uno sguardo di fede sull’ispirazione divina in generale per radunare i credenti mediante la scoperta dell’unità d’ispirazione biblico-coranica…»

Così, come avrà rimarcato il lettore attento, il filo conduttore delle mie ricerche è chiaro: scoprire l’unità della fede già esistente nei Libri ispirati e non uno sforzo di conciliazione tra i Libri.

Adesso, permettetemi, Reverendo Cheikh, di esprimere la mia delusione e il mio rammarico, sentimenti condivisi con altri, per lo stile sprezzante, astioso e provocatorio che voi avete adottato nella vostra risposta, non che mi consideri una personalità importante, non lo sono, ma perché sono un semplice uomo, un uomo che voi Reverenza ignorate, con la propria dignità come ogni uomo. Il profeta Maometto non ha mai agito come voi, ma ha scelto la migliore delle attitudini e l’ha raccomandata ai credenti. Noi ci saremmo attesi da parte di un uomo di religione una discussione e un dialogo con la «migliore» delle attitudini secondo il comandamento coranico. Tanto più che, nella vostra introduzione, voi dite: «Sono ricorso a Dio Onnipotente affinché mi ispiri il Bene e la buona logica». Ora, io constato che voi siete ricorso ai poeti, ai filosofi e agli uomini di scienza, non a Dio. Nel nome di Dio, io vi chiedo dunque: come potete accusarmi di elusione, dato che mi riferisco alle Sue Parole nel libro luminoso del Corano e non a idee umane?

Voi avete ancora provato fintanto che avete potuto, e voglio credere che questo fosse in buona fede, a sfigurare il contenuto del mio libro, non menzionando alcuna idea positiva. Voi avete parlato del triteismo come se io credessi in tre dei, nonostante io l’avessi denunciato come un’eresia. Voi avete parlato della divinità del corpo di Cristo mentre io parlo dello Spirito che ha animato questo corpo creato come il corpo di Adamo. Ho spiegato perché il Cristo solo è considerato dal Corano come lo Spirito di Dio. Per questo ho detto che avete tentato di sfigurare il contenuto del mio libro menzionando delle mezze-verità, difendendo con entusiasmo l’unità di Dio, unità alla quale io credo senza i vostri lunghi discorsi. Voi avete sfigurato, a vostra convenienza, alcuni passaggi del mio libro, davanti a persone che l’ignorano, senza menzionare un solo punto positivo, presentandolo come non contenente che animosità e odio nei confronti del Corano, dell’Islam e della Verità. Anche il contrario è vero, a me basta la testimonianza della mia coscienza e l’appoggio dei miei buoni amici, autentici Musulmani. E che Dio vi perdoni, Reverendo e rispettabile Cheikh KR!

Tuttavia prego ogni lettore di prendere conoscenza del contenuto del mio libro prima di esprimere un giudizio (Oggi, si trova sul sito: https://www.pierre2.net).

Colgo l’occasione per informare i lettori e voi stesso, Reverendo, che il mio libro è stato tradotto in francese e sta per essere tradotto in lingua inglese, tedesca e italiana se Dio lo vorrà. Quest’opera ha seminato nei cuori di molti credenti in Occidente l’amore per il Corano, per il suo nobile profeta e per l’Islam. Essa ha contribuito a distruggere il fanatismo cieco, soprattutto in Occidente, presentando il Corano nella sua purezza, il profeta Maometto nella sua limpidità e l’Islam nella sua innocenza, non un Islam intollerante, sconfitto e diviso -come lo è anche il Cristianesimo- a causa dell’integralismo astioso delle due comunità. È per questo che la mia anima esulta in Dio in ragione di queste traduzioni, poiché la fede, la Bibbia, il Corano, i profeti, gli apostoli, il Cristianesimo e l’Islam non sono monopolio di nessuno; nessuno può pretendere di limitarli, quali che ne siano la gerarchia e la cultura.

È la ragione per la quale mi soffermo qui sui propositi di vostra Reverenza nel N°8 della rivista: «Ogni profeta veniva ad annullare la legge del suo predecessore a causa di alleanze e di tempi diversi, finchè Dio ha messo fine alla profezia, compiendo il suo messaggio con l’ultimo dei suoi profeti: Maometto. Così, la legge di Maometto ha annullato quella di Gesù. Ora, tra Gesù e il nostro Profeta (Maometto) non vi sono altri profeti; sappiamo dunque da questo fatto che non è permesso praticare altra religione che l’Islam».

Mi stupisco, Reverendo, che voi consideriate il profeta Maometto come «vostro» profeta; egli è il profeta di Dio, il profeta dell’Universo, di tutti coloro che credono in lui e di cui io faccio parte. Non è monopolio di nessuno, ma siamo noi che gli apparteniamo. Nessuna comunità può dire di un apostolo o di un profeta che sia il proprio, o del Messia: «Nostro Messia». Poiché questi inviati hanno una dimensione più grande del nostro contenerli e nessuno può appropriarsene. La fede, i profeti, gli apostoli e Dio sono per tutti, che lo si voglia ammettere oppure no!

In seguito voi parlate, Reverendo, della «Legge di Gesù». Gesù, però, non ha mai stabilito altra «Legge» che quella dell’Amore, della giustizia e del giudizio della coscienza matura. Come potrebbe una tale «Legge» essere abolita? È il Corano a parlare dell’abolizione della «Legge» di Gesù tramite Maometto o questi non sono che pensieri umani?

Il Vangelo dice: «Perchè la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Giovanni 1,17). Quanto a ciò che voi dite: «Non è permesso praticare altra religione che l’Islam e che la religione agli occhi di Dio è l’Islam», io sono tra coloro che predicano questo con una fede ardente e vivente. Io predico, però, l’Islam coranico non confessionale e fanatico, diviso e squarciato dalle sue stesse contraddizioni. Il beneamato profeta Maometto ha detto: «Siate attenti, non ridiventate dopo me degli empi picchiandovi gli uni gli altri» (Discussione Nr. 204). La numerazione delle Discussioni del Profeta è tratta dal libro arabo «Manhal al Waridin» dello Cheikh Sobhi Saleh.

Dov’è dunque l’Islam oggi? Lo vedete nelle differenti comunità musulmane che si uccidono? Dov’è la fede oggi? Me lo chiedo con desolazione e tristezza poiché il mio amore per la fede, per il Dio unico, per il Corano e l’Islam è profondo, ma rattristato.

Di quale Islam parlate vostra Reverenza? Voi siete in una valle e io in un’altra… e medito con desolazione le parole del beneamato profeta Maometto nelle sue «Discussioni» spirituali: «Verrà un tempo in cui non resterà del Corano che il suo disegno e dell’Islam che il suo nome. Le genti si vanteranno dell’Islam, ma ne saranno le più lontane».

Questo tempo è venuto con l’apparizione del male incarnato nell’entità israeliana. Quest’entità, voi lo sapete, annuncia un cristo sionista e rinnega Gesù, il vero Cristo.

Questo «cristo» d’Israele è l’Anticristo di cui hanno parlato il Vangelo e il profeta Maometto in diverse sue «Discussioni» spirituali in cui egli dice tra l’altro: «Io non temo per voi che l’Anticristo. Se apparisse mentre io sono con voi, io confuterei i suoi argomenti, ma se apparisse quando io non sarò più con voi, allora spetterà a ciascuno trovare gli argomenti (contro di lui) e Dio sarà allora il mio successore presso ogni musulmano» (Discussione Nr. 1806).

L’Anticristo sionista è apparso ingannando l’umanità e il beneamato Maometto non è con noi. In questo caso, ogni uomo oggi è responsabile dei suoi argomenti e Dio è l’unico successore di Maometto presso i credenti, fino alla fine del mondo. Io dico a tutti coloro che pretendono di essere i successori di Maometto: «Voi vi sbagliate! Questo non è vero, poiché il profeta beneamato stesso ci ha messo in guardia, dicendoci che ora non v’è altro successore che Dio». Io credo e la mia fede è ferma e profondamente stabile, che noi abbiamo raggiunto il momento in cui ogni uomo deve cercare da se stesso i propri argomenti per giustificare la propria coscienza e la propria fede davanti a Dio. Oggi, Dio stesso prende le redini nelle sue mani per dirigere tutti i Musulmani, di cui faccio parte.

Permettetemi ancora di ricordarvi, Reverendo, ciò che riporta il Corano: «Dicono i beduini: ‘noi crediamo’. Dì loro: voi non credete; dite piuttosto: ‘abbiamo abbracciato l’Islam; poiché la fede non è ancora entrata nei vostri cuori» (Corano XLIX; Le Stanze Interne,14).

Quest’Islam dei Beduini è quello che è diffuso oggi. Il beneamato profeta ci ha messo in guardia sull’incontro di questo genere di fede e di questo «Islam» che rigetto e denuncio. Sono numerosi questi «Beduini» moderni che dicono: «Noi crediamo e siamo Musulmani», ma non sono né credenti, né musulmani, avendo consegnato (islamizzato) la loro faccia non a Dio, ma a Israele, il nemico di Dio e odiandosi tra loro. Gli esempi sono numerosi nei paesi Arabi e io non sono il solo a essere desolato e triste del tradimento dei Musulmani dell’Islam autentico, come non sono solo nel mio dolore nel vedere i Cristiani tradire il vero Cristianesimo.

Mi sono appoggiato, nelle mie ricerche, alle parole di Dio e alle sue direttive, mettendo in pratica il suo comandamento di non discutere di soggetti religiosi se non partendo da un «Libro Luminoso». Il Libro Luminoso che ho preso per guida è il Corano come ho menzionato nel mio libro a pag. 11 dove dico: «Dio esige dai credenti la prudenza nella ricerca delle verità spirituali. Egli domanda loro di appoggiarsi sempre a Libri ispirati e di ignorare le dicerie propagate dai creatori di disordini. Dio ci mette in guardia dicendo: ’Vi sono degli uomini che discutono di Dio senza averne conoscenza, senza aver ricevuto nessuna direttiva, senza essere guidati da un Libro luminoso‘ (Corano XXII; il Pellegrinaggio,8). Il Libro luminoso al quale noi siamo ricorsi per comprendere lo spirito del Corano è il Corano stesso».

Quanto a voi, Reverendo, cercando di dimostrare a tutti i costi che il Vangelo sia falsificato, voi avete fatto ricorso alle opinioni di alcuni «studiosi occidentali», trascurando di ricorrere a quelli dell’Oriente come i due grandi studiosi musulmani, i defunti Reverendi Muhammad Abdo e Afaghani che hanno confermato con fermezza l’autenticità della Bibbia. Quanto avrei voluto che voi, in qualità di uomo di religione, mi aveste risposto partendo dai testi coranici. Essi soli possono convincermi. Avevo pertanto messo in guardia i lettori del mio libro, dicendo che uno dei principi, il più importante, nella mia ricerca, e questo perché tengo prima di tutto a salvaguardare la fede, consiste nel continuo ritorno al testo del Corano per evitare ogni smarrimento. Il lettore calmo e posato ha, senz’alcun dubbio, rilevato questo punto che nella mia ottica è della più grande importanza. Voi trovate questo principio menzionato alla pag. 11 del mio libro.

Gli studiosi ai quali siete ricorsi nelle vostre risposte hanno fatto smarrire molte persone. Ecco perchè, quale che sia l’eminenza della loro scienza e della loro cultura, preferisco a loro il Libro luminoso e le sue direttive.

Voi vi siete sforzato con un accanimento stupefacente di trovare delle prove non coraniche per dimostrare la falsificazione della Bibbia, e particolarmente del Vangelo, come se voi odiaste questo Libro Santo. Il vostro lavoro è condannato da Dio nel Corano che, come dimostrerò più avanti, considera «perditori» coloro che rifiutano il Vangelo (Corano II; la Vacca,115). Voi avete evitato di riferirvi al Corano e voi vi siete appoggiati su una lunga lista di «sapienti» occidentali, anti-biblici. Permettetemi dunque, Reverendo, di attirare la vostra attenzione su quattro punti:

1. Trovare una prova della falsificazione del Vangelo, e non ne esiste una, equivale a contraddire il Corano che lo attesta. Voi presentate la traduzione biblica della Vulgata come prova della falsificazione delle Sante Scritture. Questa traduzione, come sapete, venne fatta da San Gerolamo, partendo dall’ebraico per l’Antico Testamento e dal greco per il Nuovo Testamento. Tradurre la Bibbia non significa falsificarla. La traduzione è stata chiamata «Vulgata», cioè «popolare», perchè fu tradotta in latino, la lingua «popolare» ed universale dell’epoca. Che male c’è nel tradurre? Dov’è la falsificazione? E che male c’è nel correggere il testo e nel migliorarlo dopo averlo tradotto? Il testo della Vulgata è quello che esisteva al tempo di Maometto e che è stato riconosciuto canonico dal Concilio di Trento in Italia nel 1546. Esso è il testo usato da tutte le Chiese cristiane cattoliche e ortodosse. I Protestanti rifiutano sette libri senza importanza dell’Antico Testamento, ma riconoscono che gli altri libri sono canonici, non falsificati. Quanto ai libri del Nuovo Testamento, tutte le confessioni cristiane sono d’accordo sulla loro autenticità.

2. Gli «studiosi» che voi avete menzionato non sono che le maglie di una catena d’agenti del sionismo internazionale e della franco-massoneria universale e atea. Molti di questi «studiosi» si sono infiltrati nel clero cristiano, particolarmente in quello cattolico, allo scopo di seminarvi la confusione e di propagare questa falsa dottrina della falsificazione biblica di cui il Corano è innocente. Le loro parole non sono nuove e molti studiosi biblici hanno risposto a queste calunnie, tra questi Jean Daniélou, Karl Rahner, Paul Claudel, la Scuola Biblica di Gerusalemme tenuta dai monaci domenicani del convento di Santo Stefano a Gerusalemme, ecc…

Il Vaticano ha denunciato e scartato parecchi falsi studiosi che voi citate e ha messo in guardia contro molti altri. Per altro, le scoperte archeologiche hanno smentito i vostri «studiosi». In effetti, la scoperta dei rotoli del Mar Morto, risalenti a 200 anni a.C., prova l’autenticità dell’Antico Testamento e altre scoperte attestano quella del Nuovo Testamento, come io ho dimostrato nel mio libro (paragrafo 3.5.2).

Noi avremmo apprezzato che voi aveste menzionato il grande studioso orientalista Louis Massignon che ha creduto nel Vangelo e nel Corano e ha preso la difesa dell’Islam e del suo misticismo. Quest’uomo è un apostolo di apertura e di pace, di accordo e di unità tra i credenti dell’Oriente e dell’Occidente. Egli era un orientalista celebre che ha guadagnato la fiducia dei veri credenti cristiani e musulmani.

Non desidero dilungarmi e menzionare le liste di studiosi con le loro opinioni -come avete fatto voi- quali che siano il valore dei loro argomenti e la grandezza delle loro virtù, poiché io non mi appoggio che all’ispirazione divina. Mi limito alla citazione di uomini di scienza per non imitare l’orgoglioso che sfoggia i suoi «muscoli» culturali per impressionare psicologicamente i semplici e gli ingenui. Essere ricorso agli studiosi non porterà a niente, in ogni modo, agli increduli che hanno «degli occhi ma non vedono e delle orecchie ma non sentono», come dice il Signore nel Suo Libro luminoso.

3. La maggior parte degli studiosi che avete menzionato attacca non solo il Vangelo, ma allo stesso modo il Corano. Essi rigettano le dottrine evangeliche attestate dal Corano, come la verginità di Maria. Queste persone sono gli apostoli della lotta maledetta contro l’ispirazione coranica. È vero che essi riconoscono l’autenticità del testo coranico, ma ne rinnegano il contenuto. Essi hanno messo tutta la loro ricerca al servizio dell’entità israeliana e pretendono che le loro scoperte conducano a sostenere Israele. Insegnano che Israele sia il popolo di Dio e che la Palestina spetti loro di diritto divino. Essi impongono ai Cristiani in Occidente la solidarietà con gli Ebrei d’Oriente e d’Occidente. Essi fanno pressione sul Vaticano -soprattutto quelli tra loro che vi si sono infiltrati- affinché questi riconosca Israele.

Lo scopo di questi «studiosi», propagando la dottrina della falsificazione, è togliere ogni fiducia nel Vangelo perché questo denuncia gli Ebrei. Vi cito come esempio ciò che il Cristo dice ai Giudei che lo rifiutano: «Voi che avete per padre il diavolo…» (Giovanni 8,44). Lo scopo ultimo della dottrina della falsificazione del Vangelo è duplice:

  1. Considerare tutti i testi anti-israeliani falsificati.
  2. Distruggere la fede dei Cristiani in Gesù come Cristo, per condurre alla presentazione del «Cristo» sionista considerato dal Vangelo l’Anticristo, essendo Gesù il vero Cristo come conferma anche il Corano.

L’infiltrazione degli studiosi sionisti o sionizzati fino al cuore della Chiesa ha portato molti frutti. Voi non ignorate certo, Reverendo, che il concilio Vaticano II ha emesso una dichiarazione di decolpevolizzazione degli Ebrei nel 1964. Ultimamente ancora, il 25 giugno 1985, il Vaticano ha emesso una dichiarazione in cui chiede ai Cristiani di avvicinarsi agli Ebrei. A questo proposito, vi rimando all’articolo del Sig. Youssef Elias Daher nel giornale «Al-Saphir» in data 10-11-1985. Il titolo dell’articolo è: «Le ultime dichiarazioni del Vaticano riguardo l’attitudine verso gli Ebrei».
Menziono questo affinché siamo più prudenti e affinché ricorriamo al Libro luminoso per evitare il castigo degli apostoli fuorviati della falsificazione e di quelli che ci credono.

4. Come potrebbe la Bibbia essere falsificata quando il Corano dice: «Quelli ai quali demmo il Libro (la Bibbia) e lo recitano come deve essere recitato, quelli credono in esso; quelli invece che non credono in esso, quelli saranno i perditori»? (Corano II; la Vacca,115).

I «perditori» presso Dio non sono coloro che prendono la difesa della lettura corretta della Bibbia, ma gli empi che la calunniano sotto il pretesto della falsificazione.

Dio dice ancora nel Corano: «Però, come ti prenderebbero essi per giudice, mentre hanno il Pentateuco, in cui è il giudizio di Dio che essi non hanno accolto? Però essi dopo di ciò (cioè dopo aver avuto il tuo giudizio) ti volgeranno le spalle; essi infatti non sono i veri credenti». (Corano V; la Tavola imbandita,47). Vorrebbe Dio che si giudicasse con un testo falsificato?!

Colui che crede al Corano, o che pretende di crederci, come potrebbe credere alla falsificazione della Bibbia, quando il Corano l’attesta e la certifica, testimoniando che è letta «correttamente»? Non significa ciò che il Corano benedice e approva il testo del Vangelo? Quale prova supplementare vi occorre, Reverendo, oltre la testimonianza di Dio stesso! Quanto a me, mi basta la garanzia del Corano contro tutti gli errori, e mi basta come garanzia della veridicità delle mie parole.

Avete detto a mio riguardo: «Egli è inciampato e ha rasentato la verità nelle sue parole». Come potete affermare questo avendo io basato le mie ricerche sul Corano? Io non ho rasentato la verità; questa è nel Corano e la mia ricerca proviene da questo santo Libro. Altri costeggiano la verità scegliendo di seguire lo smarrimento degli studiosi anziché interrogare il Corano. Ho scelto da parte mia l’onore di riferirmi al Corano e di sottomettermi al suo contenuto senza resistenza e senza compromessi.

Voi mi avete criticato, Reverendo, poiché ho scritto che il Corano, parlando di sacrifici di animali, diceva: «Mai la loro carne e il loro sangue giungeranno fino a Dio» (Corano XXII; il Pellegrinaggio,38). Perchè riversate la vostra collera su di me, quando non faccio che menzionare un versetto coranico? La vostra rivolta non mi colpisce perchè è diretta contro le parole di Dio. Egli solo vi risponderà dato che Egli siede alla sua Maestà.

Poi voi avete rincarato la dose quando ho scritto che Dio nel Corano dirige l’uomo verso la monogamia e non la poligamia. Dio dice a questo proposito: «Se voi temete ancora di essere ingiusti (nei confronti delle vostre donne) sposatene una sola…» (Corano IV; le Donne,3)… «Voi non potrete agire equamente con le vostre mogli, anche se lo desideraste» (Corano IV; le Donne,128). Dio, dicendo: « Voi non potrete agire equamente con le vostre mogli, anche se lo desideraste», allontana il credente dalla poligamia. Occorre anche che il credente sia intelligente, perspicace e capace di cogliere l’intenzione di Dio al primo segno divino.

Ho menzionato questi versetti del Corano nel mio libro, mi ci sono appoggiato nelle ricerche sincere. Voi mi avete attaccato con violenza, senza menzionare un solo versetto coranico convincente, mentre siete ricorsi ai poemi dei poeti. La debolezza della vostra argomentazione coranica non ha fatto che rinforzare la mia convinzione di essere sulla buona strada e la mia determinazione ad andare avanti.

Voi vi siete arrabbiato con me perchè ho detto che il divorzio, che era anarchico all’epoca dell’ignoranza araba, è oggi disprezzato nel mondo arabo, dopo il passaggio del soffio vivificante del Corano. Che cosa c’è in questi proponimenti da mettervi così in collera? Vi ricordo le parole del nobile profeta Maometto nelle sue Discussioni: «Per Dio, il divorzio è la più odiosa delle cose permesse (delle ’permissibili‘)». Non devo commentare queste parole profetiche perchè c’è una saggezza per quelli che sono capaci di comprendere.

Voi dite nella vostra risposta (Rivista N°9 pag. 82) che Dio non ha somiglianza ad alcuna immagine, avendo il Nuovo Testamento francamente dichiarato in diversi punti che la visione di Dio in questo mondo è impossibile. Il versetto di Giovanni 1,18 dice: «Dio nessuno l’ha mai visto». Perchè, Reverendo, menzionate solo la metà del versetto che pare darvi ragione sull’impossibilità di vedere Dio e non tutto il versetto che contraddice la vostra pretesa: «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato»? E perchè non menzionate le parole di Gesù, il Cristo, ai suoi apostoli in Giovanni 14,9: «Chi ha visto me ha visto il Padre»? Eliminando i versetti evangelici che contraddicono le vostre idee, la vostra ricerca diventa soggettiva e priva di ogni credibilità. Perchè dunque accusate gli altri di eludere i testi?

Voi mi direte che non credete ai versetti che non avete menzionato in quanto sono falsificati!… Molto bene! Se il Vangelo è falsificato, allora non bisogna menzionarlo affatto. Discuterò con voi con il migliore degli argomenti attirando la vostra attenzione su ciò che riporta l’interpretazione coranica dei Jalalein a proposito del primo versetto della sura «Il Viaggio Notturno». Maometto dice: «Ho visto il mio Dio Onnipotente». Il mio unico commento a questo proposito, che contraddice la vostra affermazione, è il seguente: La visione di Dio in questo mondo è possibile e, di fatto, ha avuto luogo. Il Nuovo Testamento, contrariamente a ciò che voi pretendete, non nega questa possibilità… se questo non è per gli empi e i malfattori, lo è per gli uomini dalla coscienza pura. In effetti, Gesù, il Cristo, ha detto: «Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio» (Matteo 5,8). Voi andrete certamente a trovarmi degli argomenti filosofici e scientifici per negare la possibilità di vedere Dio. Io lascio questi falsi argomenti a coloro che li apprezzano. Quanto a me, io non presto orecchio che al Vangelo, al Corano e alle Discussioni spirituali del profeta Maometto.

Nella vostra risposta, avete menzionato «il vangelo» di Barnaba e tutta una lista di altri vangeli non canonici per i Cristiani. Sembrate mettere questi ultimi sullo stesso livello dei Vangeli canonici, se non addirittura a un livello per voi più alto. Perchè non avete detto al lettore ciò che ho spiegato nel mio libro a proposito del falso vangelo di Barnaba? Ho dimostrato che questo «vangelo» è una falsa testimonianza contro il Vangelo e il Corano poiché afferma che Gesù non sia il Cristo. Ho menzionato, inoltre, i versetti di questo pseudo-vangelo che affermano ciò, concludendo che questi insegnamenti sono contrari a quelli del Vangelo che annuncia che Gesù sia veramente il Cristo e sono ugualmente contrari agli insegnamenti del Corano che afferma che Gesù, e nessun altro, sia il vero Cristo. Voi sapete, Reverendo Cheikh, che molti Musulmani credono che «il vangelo» di Barnaba sia l’unico vero. Perchè avete tenuto segreta la verità su questo «vangelo»? Perchè non l’avete rivelata ai lettori, lasciandoli nell’ignoranza? Perchè avete concentrato i vostri attacchi sui veri Vangeli? Perchè nascondere la verità quando voi siete una guida spirituale? Perchè?

Io sottolineo che ho scritto il mio libro convinto che il prezioso Corano non sia proprietà di nessuno e che l’Islam non sia monopolio di nessuno. Ho voluto presentarli come io li vedo e li comprendo. Ho esposto i miei argomenti con sincerità e ho dipinto il bel e tenero viso di Maometto come l’ho conosciuto e amato, affinché quelli che si fanno di lui una falsa immagine, per colpa di alcuni che hanno sfigurato il Corano, l’Islam e Maometto, possano amarlo allo stesso modo.

Il mio libro contiene una nuova ricerca e un nuovo concetto. Ho attirato l’attenzione su punti importanti rimasti per molto tempo oscuri. Scoprendoli, molti si sono risvegliati e si sono rallegrati. Niente potrà spegnere questo raggio di luce. Voi mi avete risposto con una logica e degli insegnamenti caduchi che convincono solo quelli che sono votati alla perdizione. È passato il tempo della logica fanatica che se la prende con i Libri ispirati. Questa logica ha fallito… e come avrebbe potuto riuscire? Ecco che i Libri celesti vanno per il loro cammino, sfidando i tempi, i nemici e gli avvenimenti. Essi non hanno bisogno della testimonianza di nessun uomo per rimanere; Dio li protegge e li conferma e ogni coscienza sincera e matura ci crede. Molti nel passato vicino e lontano hanno attaccato il Vangelo; essi hanno sulla terra discendenti e discepoli. Il Vangelo, però, permane come roccia sulla quale viene a schiantarsi il nemico testardo. Molti hanno attaccato e continuano ad attaccare il Corano. Questa stessa roccia squarcia i fanatici che lo combattono.
Vi ringrazio, Reverendo Cheikh, della vostra risposta. Vi siete dato la pena e avete ricercato. Vi ringrazio perché la vostra risposta ha tranquillizzato il mio cuore e ha confermato la mia fede. Adesso, sono ancora più attaccato di prima al contenuto del mio libro, avendo constatato la debolezza, se non l’assenza, di ogni valido argomento contrario.

Ben inteso, non mi aspetto che tutti i Musulmani e tutti i Cristiani condividano le mie convinzioni. Questa non è la cosa più importante. Non mi aspetto che tutti siano d’accordo con ciò che ho scritto. Molti di quelli che mi hanno lodato non condividono tutti i miei punti di vista. Questo è naturale e anche positivo. Comunque ciò che resta importante è la libertà di esprimere delle opinioni con convinzione e di scambiare dei proponimenti con amore, senza attaccare gli altri e accusarli di elusione o di altro. La religione, in fin dei conti, è agire nei confronti degli altri con il «migliore» dei comportamenti. Io sono dunque pienamente disposto a incontrare vostra Reverenza, se voi lo volete e se voi pensate che questo possa essere utile, nel quadro di una discussione calma e calorosa. Noi potremmo scambiare le idee liberamente, lontano da ogni contorsione, fanatismo o provocazione, a condizione tuttavia che la nostra discussione si faccia sulla base di un «Libro luminoso» e che non si basi sulle opinioni dei poeti, dei filosofi e degli studiosi, perché ne ho abbastanza. E perché tale è il comandamento di Dio.

Risposta dello Cheikh KR

Ho letto in un giornale la risposta di Pierre ai punti che ha, nuovamente, sottolineato, sebbene io vi abbia risposto nella rivista. Nella sua risposta, Pierre mi accusa di essermi arrabbiato. Io gli dico con amore e sincerità che non ho interesse in questo, se non nel manifestare la verità. Rispondendo, non ho oltrepassato i diritti dell’educazione e della discussione, appoggiati dalla logica e dalla buona riflessione. Aggiungo che Pierre ha criticato il mio stile nelle discussioni, ma è caduto nella stessa trappola. Il proverbio dice: «Non criticare una morale per cadere nello stesso errore».

Quanto a ciò che dice a lungo Pierre a proposito di conciliazione tra i credenti, lo riassumerò così: la conciliazione tra i credenti deve essere fatta su delle basi sane e stabili che le tempeste non possono scuotere. Questo è ammesso per tutte le persone sagge. Io faccio dunque appello a tutte le persone giuste: Come è possibile conciliare la credenza nell’Unico e quella nel Triplice? Tra quelli che negano la crocifissione e quelli che l’affermano? Tra quelli che credono in un Dio unico che non ha né sposa, né figli e quelli che affermano il contrario? Tra quelli che dicono nella Messa: «Maria, Madre di Dio» e quelli che lo negano, dicendo che Dio è al di sopra di tutto questo?

Non è che qualche esempio delle domande dottrinali discusse tra Cristiani e Musulmani.

Sì, ci si può avvicinare e mettere l’accordo coltivando l’amore tra gli uomini perché l’uomo, volente o nolente, è il fratello dell’uomo.

Questo è possibile sulla base delle parole di Dio che dice: «O uomini! Noi vi creammo uomo e donna e facemmo di voi popoli e tribù perché voi vi conosceste». Dio dice ancora: «Dio non vi proibisce di frequentare quelli che non attaccano nella religione, né vi cacciano dalle vostre case. Siate giusti verso di loro, poiché Dio ama i giusti».

Se la credenza di alcuni si oppone a quella di altri, ciò significa che animosità, combattimenti, esilio e indigenza altrui devono regnare? No certo!

L’unità dell’ispirazione divina fa parte della dottrina del Musulmano; egli ci crede dunque e se egli attacca o disprezza uno dei profeti di Dio, egli rinnega l’Islam e cade nell’eresia e nell’apostasia.

Vi sono stati tra Musulmani arabi e non arabi da una parte e Israele e sionisti dall’altra un’animosità e dei combattimenti fin dall’alba dell’Islam e fino ai giorni nostri. Malgrado questo, se un Musulmano osa attaccare Mosè, il profeta di Dio, egli apostata ed è scomunicato dall’Islam. L’unità dell’ispirazione è una dottrina decretata dal Corano e affermata dal nostro profeta e profeta di Dio, Maometto.

Ho dimostrato in dettaglio nella rivista gli elementi di questa ricerca e non vedo la ragione per ripetermi.

Pierre ha suscitato un’interpretazione e alcune domande su ciò che Dio aveva detto: «O Voi, ai quali è stato dato il Libro: Credete in ciò che abbiamo fatto scendere a conferma de le Scritture che sono presso di voi» (Corano IV; le Donne,50).

Gli interpreti hanno menzionato in quale occasione quest’ispirazione fu donata: «Isacco ha detto: Il profeta ha parlato a dei capi ebrei e ha loro detto: ’O Ebrei, temete Dio e rassegnatevi a Dio; voi sapete che ciò che io vi porto è la verità‘. Essi dissero: ’Noi non sappiamo questo Maometto‘. Essi apostatarono, non seppero e s’intestardirono nell’apostasia. Dio ha dunque ispirato questo versetto!».

Quanto alla conferma in questione, nel versetto, essa significa: La loro conoscenza della qualità del profeta e la loro ostinazione malgrado questo sono rimanere nell’apostasia.

Dio ha ancora denunciato, in più versetti, coloro che falsificano la Bibbia. Per noi è sufficiente menzionare il versetto seguente: «Sventura a quelli che scrivono il Libro di loro pugno ed in seguito dicono: ’Questo viene da Dio‘ per guadagnare denaro disonesto. Sventura per ciò che hanno scritto le loro mani e sventura a loro per il profitto acquisito».

Dio ha invitato le genti del Libro con questo appello: «O gente del Libro, venite ad una parola d’intesa tra noi e voi, che noi non adoriamo che Dio, non Gli associamo alcuna cosa, e che noi non rendiamo signori gli uni rispetto agli altri, al posto di Dio».

Quest’invito divino è sempre valido e la porta è sempre spalancata a coloro che vogliono rispondergli. Quanto al versetto al quale si è riferito Pierre.: «Quelli ai quali demmo il Libro e lo recitano come deve essere recitato, quelli credono in esso; quelli invece che non credono in esso, quelli saranno i perditori», Katada l’ha interpretato così: «Sono gli amici del profeta; il libro è il Corano». Abou Moussa El-Ashaari ha detto: «Colui che segue il Corano è condotto tramite esso nei pressi del Paradiso». Omar Ibn-El-Khattab ha detto: «Sono coloro che, leggendo un versetto di misericordia, la chiedono a Dio, o un versetto di castigo, ricorrono a Dio».

Pierre ha fatto dei commenti sulla poligamia, riferendosi al versetto del capitolo delle Donne: «Voi non potrete agire equamente con le vostre mogli, anche se lo desideraste». Qui essere equi, indica la propensione del cuore (cioè un amore uguale è impossibile). Questo è un fatto che l’uomo non controlla, ma che Dio solo domina. Il profeta Maometto ha avuto parecchie donne; lo stesso i suoi successori e questo non fu loro proibito.

Pierre ha ancora parlato della visione di Dio in questo mondo. Questa questione è controversa tra gli studiosi. Ciò che noi tendiamo a credere, direi anche ciò che noi preferiamo credere è che la visione di Dio è proibita in questo mondo e che la sua visione nell’altro è senz’alcun paragone possibile, secondo la parola di Dio: «Niente gli è simile; Egli vede e sente tutto».

Vi sono ancora altre questioni che non meritano che ci si dilunghi, poiché la mia risposta al libro ha coperto tutti gli argomenti.

Io ringrazio Pierre e mi congratulo di tutto cuore per le belle parole espresse, tra le quali quella in cui viene detto che l’Anticristo è il Cristo degli Ebrei. Io lo ringrazio di esprimere francamente la sua fede nel Corano e di manifestare il suo amore per il profeta Maometto e per i suoi fratelli, gli altri profeti.

(Lo Cheikh KR termina ringraziando per l’invito a un dialogo caloroso e con delle formule di educazione).

Seconda risposta allo Cheikh KR

Reverendo Cheikh KR, ho letto la vostra risposta in un giornale. Mi rallegro per il fatto che voi siate d’accordo che l’Anticristo sia il «cristo» sionista, lo Stato d’Israele costruito in ogni pezzo. La mia prima risposta era un’indicazione di questo stato satanico e la denuncia della sua ciarlataneria e della sua ingiustizia. Mi permetto di inviarvi il mio libro «L’Anticristo nell’Islam», perché il nostro beneamato profeta Maometto ne ha parlato nelle sue Discussioni. Le sue parole profetiche permettono di concludere che l’Anticristo sia lo Stato d’Israele.

Tuttavia, questa credenza implica molti nuovi impegni sul piano religioso e spirituale e questo non conviene a coloro che sono feriti da questi sconvolgimenti. L’apparizione dell’Anticristo significa che noi siamo arrivati al tempo della corruzione contro il quale il Signore Gesù, il Cristo, così come il profeta Maometto ci ha messi in guardia. Con l’apparizione di questo ciarlatano comincia dunque nel mondo un’era nuova in cui Dio solo è il successore di tutti i profeti e di Maometto, come quest’ultimo ha rivelato. Questa successione di Dio, per i credenti, mira a liberarli dall’egemonia della pretesa successione umana che li sfrutti: i commercianti di religione e i mercenari che continuano a legare la coscienza dei poveri e dei semplici con delle catene che Dio solo può rompere. Tale è la saggezza divina che, oggi, apre una porta nuova per accogliere i cuori che aspirano a liberarsi dal peso della materia e a volare via verso l’alto, verso Dio, allo scopo di vivere in sua presenza, in sua compagnia divina eternamente e fin da ora.

Ogni pretesa umana a qualunque successione profetica è dunque vana oggi, perchè il profeta Maometto dice nella sua Discussione (1806): «Io non temo per voi che l’Anticristo. Se apparisse mentre io sono con voi, sono io che confuterei i suoi argomenti, ma se apparisse quando io non sarò più con voi, allora spetterà a ciascuno trovare gli argomenti (contro di lui) e Dio sarà allora il mio successore presso ogni musulmano».

Ora l’Anticristo è apparso! Dunque il successore di Maometto oggi è Dio.

Detto questo, rispondo successivamente, ai punti che voi avete suscitato nella vostra risposta al giornale:
1) Voi dite: «La conciliazione tra i credenti deve essere fatta su delle basi sane e stabili… Come si può conciliare la credenza nell’Unico (Dio) e quella nel Triplice? Tra coloro che negano la crocifissione e coloro che l’affermano? Tra quelli che credono in un Dio Unico che non ha né sposa, né figli e quelli che affermano il contrario? Tra quelli che dicono nella Messa ’Maria, Madre di Dio‘ e quelli che lo negano… »?

La mia risposta è la seguente:
A) L’unità dell’ispirazione biblico-coranica che io predico è la base stabile e incrollabile per conciliare tra loro i credenti. Al contrario, il principio della falsificazione del Vangelo sul quale voi vi appoggiate non è una base stabile per la conciliazione perché esso contraddice al tempo stesso il Corano e il Vangelo. Essa è rigettata da molti studiosi musulmani (tra i quali ho menzionato i religiosi musulmani: Muhammad Abdo e Afaghani) e dai Cristiani.

B) La conciliazione tra la credenza nell’unicità (divina) e la triplicità (tre dei) è impossibile, ma in compenso la realtà del Dio Unico e Trinitario è un fatto rivelato da Dio e io l’ho spiegato nel mio libro «Sguardo di fede sul Corano» (pag. 22-26). Ne riassumo la spiegazione così: L’uomo, la sua parola e il suo spirito non sono che una sola e stessa persona, non tre persone. Nello stesso modo, Dio, la sua Parola e il suo Spirito sono una sola e stessa essenza. Dio ha rivelato questo affinché noi sapessimo che il Cristo è la Parola di Dio e il suo Spirito, non la Parola e lo Spirito di un altro Dio. Nessun altro profeta è stato definito così.

C) È impossibile conciliare tra «colui» che nega la crocifissione e «colui» che la conferma, ma noi dobbiamo lavorare per unire «coloro» che negano il fatto e «coloro» che lo confermano. Ho spiegato nel mio libro che la formulazione del Corano a proposito della messa in croce del Cristo lascia la porta aperta alla seguente interpretazione: gli Ebrei non hanno potuto colpire il messaggio del Cristo uccidendolo. Questo poiché il Corano ha parlato, altrove, della morte e della resurrezione di Gesù, come ho spiegato (pag. 34-39). Questo conferma le parole bibliche. In ogni modo, credere o non credere che il Corano neghi la crocifissione non è un ostacolo per credere nell’unità dell’ispirazione quando si è maturi e liberati dal fanatismo. A meno di essere tra coloro che adorano Dio alla lettera, non tra coloro che ricercano l’intenzione divina attraverso le parole. Io vi ricordo ancora che il Corano ha condannato gli adoratori di Dio secondo la lettera, dicendo: «Vi sono alcuni che servono Dio, ma alla lettera. Se tocca loro un bene, prendono coraggio, ma se tocca un male, cadono faccia a terra, perdendo questo mondo e l’altro. Ecco manifestamente i perdenti» (Corano XXII; Il Pellegrinaggio,11).

D) Il Vangelo non predica che Dio abbia una sposa con la quale ha dei rapporti sessuali e che partorisce come voi lasciate intendere. Io ne parlo nel mio libro (pag. 26-28) a proposito del titolo di Figlio di Dio, spiegando che il Cristo è nato da Maria, non con l’intermediazione di un uomo, ma tramite una parola di Dio che ha detto: «Sia! E questo fu». Questa verità ci è stata rivelata mediante la Bibbia e il Corano.

E) Io non accuso coloro che dicono «Maria è Madre di Dio» e non li qualifico empi che associano a Dio altri dei. Questi credenti si appoggiano all’ispirazione evangelica a proposito dell’incarnazione di Dio, non dell’incarnazione di uno degli dei -ciò sarebbe stato «associazione» cioè associare a Dio altri dei- perché non vi è che un solo Dio. L’incarnazione divina ha avuto luogo nel corpo del Cristo. Questa rivelazione è chiara: essa è rifiutata da alcuni che non la comprendono secondo la saggezza della religione divina che confonde i filosofi della falsificazione del Vangelo. Essi ne portano la responsabilità; il Corano non c’entra niente in questa calunnia della falsificazione.

Maria è la Madre del corpo del Cristo, creato come fu creato Adamo; ella non è la madre dello Spirito Divino che ha animato questo corpo e l’ha impiegato come uno strumento per propagare la sua luce nel mondo. La qualità di «Madre di Dio» attribuita a Maria è una qualità temporale, non eterna, di quella che «Dio ha scelto… e ha prescelta fra tutte le donne di tutte le creature.» (Corano III; Famiglia d’Imran,37). Ella, sola, è stata così scelta per ragioni profonde ispirate da Dio, ragioni accettate dagli uomini spirituali e rigettate dai materialisti e comprese da coloro che ci vedono chiaro. Maria non è che la «Serva di Dio» come ella stessa dice nel Vangelo. Ella è una creatura come tutti gli esseri umani e non differisce dalle altre se non per il fatto che ella solo è stata scelta per essere la Madre temporale di Colui che è la Parola di Dio e lo Spirito di Dio tra gli uomini. È la ragione per la quale, il profeta Maometto, sia Benedetto, ammirabile nella sua perspicacia e nel suo discernimento, aveva detto: «Nessun uomo nasce senza che il diavolo non lo raggiunga fin dalla sua nascita ed egli grida a causa di questa attacco satanico: tranne Maria e suo figlio».

Questo versetto delle Discussioni è riportato nell’interpretazione dei «Jalalein», dopo il versetto 31 della sura della Famiglia d’Imran. Ogni uomo perspicace, dotato di un certo discernimento, potrà comprendere perchè solo Gesù e Maria non siano stati toccati dal diavolo.

Dopo aver presentato i miei argomenti sinceri, dichiaro: Lavoriamo innanzitutto a unire i credenti di una stessa sponda, perchè nel nostro infelice Libano -come all’estero- le confessioni che credono in una stessa dottrina si uccidono e si esiliano reciprocamente, in una guerra fratricida, per cui io sono pienamente d’accordo con voi, Reverendo, quando dite: ’È possibile avvicinare e conciliare coltivando l’amore tra l’uomo e l’uomo, riferendovi a dei versetti coranici‘. È a questo che lavoro anch’io, con l’aiuto di Dio; perché non c’è obbligo nella religione! (Corano II; La Vacca,257). La religione è di Dio, la terra e la patria sono per tutti e io credo nella coesistenza pacifica tra il credente e l’ateo, se il comportamento reciproco è buono. Dio solo è il giudice delle coscienze e sarà chiesto molto a colui che avrà ricevuto molto e creduto molto!…

2) Voi dite: «L’unità dell’ispirazione è una dottrina decretata dal Corano e affermata dal nostro profeta di Dio, Maometto». Io non desidero entrare in una competizione malsana e comparare i Libri ispirati, o i profeti, addentrandomi allora in una spirale che la religione e i profeti condannano. Pongo la seguente domanda a vostra Reverenza: Come potete conciliare tra l’unità dell’ispirazione nella quale voi credete e la dottrina della falsificazione del Vangelo che voi predicate? Voi parlate come se Dio Onnipotente fosse impotente nel salvaguardare la sua ispirazione dalla falsificazione.

3) Voi dite: «Pierre ha suscitato un’interpretazione e alcune domande su ciò che Dio aveva detto: ’O voi, ai quali è stato dato il Libro (la Bibbia), credete in ciò che Noi (Dio) abbiamo fatto scendere (il Corano) a conferma delle Scritture che sono presso di voi (la Bibbia)»‘. Voi avete spiegato questo versetto così: La testimonianza del Corano non si riferisce alla Bibbia, ma a Maometto, che «dei capi ebrei» hanno ugualmente rinnegato.

Ora, nell’interpretazione dei Jalalein, noi troviamo il contrario della vostra affermazione. C’è scritto: «O voi, ai quali è stato dato il Libro, credete in ciò che abbiamo fatto scendere a conferma delle Scritture che sono presso di voi (la Torah)» (Corano IV; le Donne,50).

Dunque l’attestazione coranica mira bene alla Bibbia, come ho detto. Io non ho rasentato la verità nella mia ricerca, come voi mi accusate. Questa attestazione della Bibbia -non di Maometto- tramite il Corano dipende dalle parole di questo versetto stesso in cui Dio invita la gente della Bibbia a credere in «ciò» che Egli ha ispirato (cioè il Corano), attestante «ciò» che essi hanno con loro (cioè la Bibbia). Il pronome «ciò» non si applica a una persona. Se il versetto si fosse riferito a Maometto, egli avrebbe detto: «Colui che è con voi» e non «ciò che è con voi». In più, Dio dice: «attestante ciò che è con voi»; ora il profeta Maometto non era con questi Ebrei che lo rinnegavano. Ciò che era con loro, in loro possesso, in tutta sincerità e onestà era la Bibbia.

Io termino questo soggetto importante segnalando ciò che segue: Se il versetto coranico avesse avuto l’intenzione di indicare Maometto, sarebbe stato ispirato per esempio così: «O voi che avete ricevuto il Libro, credete in ciò che Noi abbiamo ispirato, attestando colui (Maometto) che voi odiate e combattete».

4) Voi dite: «Quanto al versetto al quale si è riferito Pierre: ’Coloro ai quali abbiamo donato il Libro, lo leggono correttamente‘, Katada l’ha interpretato così: ’Ci sono gli amici del profeta‘; il libro è il Corano»! (non la Bibbia). Io vi rispondo che l’interpretazione di questo versetto mediante i Jalalein dice che egli è stato ispirato a proposito di un gruppo venuto dall’Etiopia e convertito all’Islam. Ora noi sappiamo che gli abitanti dell’Etiopia erano dei Copti, dei Cristiani, e il loro Libro era dunque la Bibbia. Il fatto che essi siano divenuti musulmani, cioè che essi abbiano riconosciuto Maometto come profeta di Dio, è una prova che essi non erano ancora musulmani, amici del profeta, e che di conseguenza il Libro in questione è proprio la Bibbia. Peraltro, il Corano non era ancora stato raggruppato in un libro. Questo non è stato fatto che ben più tardi, sotto Osman Ibn Affan. È per questo che io ed altri abbiamo un’opinione ben differente di quella di Katada e seguiamo l’opinione dei Jalalein.

5) Voi affermate che l’interpretazione del seguente versetto coranico: «Voi non potrete agire equamente con le vostre mogli, anche se lo desideraste» è la seguente: «Qui essere equi, significa propensione di cuore». Io rispondo: Sia! Ma Dio dice ugualmente: «Se voi temete ancora di essere ingiusti dal punto di vista affettivo, della propensione di cuore, sposatene una sola» e poi Dio aggiunge: «Voi non potrete agire equamente con le vostre mogli, anche se lo desideraste». Dunque non bisogna sposare che una sola donna. Aggiungete a questo che è più facile essere giusto ed equo nelle cose materiali che in campo affettivo. Se l’interpretazione esatta fosse la propensione del cuore, a maggior ragione bisognerebbe sposare una sola donna, perchè l’affetto, per la gente spirituale, non per i sensuali, è più forte e più importante della materia.

Una giurisprudenza (Fatwa) del ministro egiziano degli affari religiosi (Wakf) il Dr El Ahmadi Aboul Nour, pubblicata nel giornale del 20-11-1985 consolida ancora la mia convinzione. Egli scrive, in effetti: «Alcuni s’immaginano che quando Dio ha loro donato una generosità finanziaria è loro permesso sposare una seconda donna, soprattutto se ci sono state con la prima repulsioni o divisioni. Noi possiamo dire che quando non c’è una giustificazione accettabile alla poligamia, questo diviene proibito e costituisce un peccato». Il Dr Aboul Nour menziona le ragioni «dei disturbi e delle zizzanie, che rimpiazzano la calma e la stabilità e seminano l’odio e la durezza» nel secondo matrimonio. Egli cita come esempio vivente quello di un impiegato che, dopo il suo secondo matrimonio, ha trascurato la sua prima famiglia. Questa è crollata e anche lui. Questo non è che uno dei numerosi esempi del male dovuto al secondo matrimonio.

Se tale è la condizione del secondo matrimonio che, secondo la decisione di questo ministro, che è un’autorità in uno dei più grandi paesi musulmani, è proibito e costituisce un peccato, che dire allora del terzo e del quarto matrimonio? Io ne concludo che la più odiosa delle cose «permesse» per Dio, dopo il divorzio, è la poligamia.

Per giustificare la poligamia, voi vi riferite alle numerose spose del profeta Maometto. Ora queste, come sapete, erano più di quattro e superavano dunque il numero limitato dal Corano. La vostra argomentazione su questo punto non è convincente, perchè i matrimoni del profeta avevano lo scopo di unire le tribù opposte e di riconciliarle tramite la parentela matrimoniale. Essi non erano spinti dalla seduzione o dalla propensione del cuore. Ciò che Dio ha permesso a Maometto, il Suo profeta e nostro, non lo permette a tutti gli uomini, poiché oggi non ci sono più ragioni valide per questo. I versetti coranici stessi ci illuminano e giudicano tra voi e me.

6) Voi dite a mio proposito: «Egli ha parlato ancora della visione di Dio in questo mondo. Tale questione è oggetto di controversia tra gli studiosi. Ciò che noi tendiamo a credere, io direi lo stesso: ciò che noi preferiamo credere, è che la visione di Dio è proibita in questo mondo». La mia risposta è che le opinioni degli «studiosi», come voi sapete, non mi interessano perchè non desidero filosofeggiare su un soggetto privato dell’ispirazione divina e dei profeti, molto semplicemente. Nel mio precedente articolo ho intenzionalmente menzionato la parola del profeta Maometto nell’interpretazione dei Jalalein del primo versetto della sura «il Viaggio Notturno» in cui egli dice: «Ho visto il mio Dio».

Io faccio affidamento all’esperienza dei profeti senza ascoltare gli studiosi e i filosofi che vogliono impedirmi di vedere Dio. Io spiego dunque le ali e volo per rispondere all’appello inviato da Dio ai suoi profeti e ai cuori puri, chiedendo loro di elevarsi e di sublimare i loro pensieri aldilà della materia e della logica ristretta degli uomini. Io scalo le cime per poter contemplare il mio Dio, aiutato dalla sua santa e onnipotente grazia.

Menziono qui un esempio per chiarire il mio pensiero: Si tratta di un dialogo tra un cieco e un chiaroveggente. Il vedente dice al cieco: «Guarda come il sole è bello al suo levarsi!» Il cieco risponde: «No, nessuno può vedere il sole». Il vedente riprende: «Ma sì! Io lo vedo!». Ed il cieco: «Ma no, nessuno lo vede!». Io dico che i due hanno ragione. Il chiaroveggente vede e se ne rallegra; e il cieco non vede. L’importante è mettere, se possibile, la pace tra i due, lasciando il vedente a rallegrarsi della sua visione e pregando per la guarigione del cieco.

Con quest’esempio, io non voglio attaccare nessuno, credetemi. Io lo cito, essendo obbligato a chiarire la mia risposta, e lo faccio con grande amore, non per confondere. Il mio scopo non è offendere, ma testimoniare per una verità. Né nella mia risposta attuale, né nella mia prima, ho avuto l’intenzione di ferire chicchessia, come voi mi accusate. Sì, ho provato a testimoniare, e con fermezza, ma con grande rispetto, in favore dell’unità dell’Ispirazione Divina per onorare Dio prima di piacere agli uomini. Io desidero, tuttavia, scusarmi anticipatamente nei confronti di quelli che si sentiranno coinvolti dall’esempio citato, ripetendo ancora che questa non è la mia intenzione. Io credo nei profeti e in ciò che Dio ha loro rivelato e impiego tutto il mio sforzo per invitare i credenti a elevarsi verso le più alte sommità dello Spirito allo scopo di essere in compagnia del Creatore, come hanno fatto molti credenti e mistici, Cristiani e Musulmani, tra cui il mistico musulmano El Hallaj.

7) Voi pretendete di aver risposto in dettaglio nella rivista alla questione dell’unità dell’Ispirazione Divina, ma non lo avete fatto per niente. Allo stesso modo, voi evitate di rispondere alle mie osservazioni sul preteso vangelo di Barnaba che voi avete menzionato e che io ho dimostrato essere un falso; voi avete ancora evitato di rispondere al soggetto dell’impossibilità di annullare la «legge» di Gesù, che non ha altra legge che quella dell’amore e della giustizia, non del culto e della tradizione materiale che bisogna annullare.

8) Nella vostra quinta risposta al mio libro voi prendete la difesa del Corano e parlate a lungo della sua grandezza, della sua influenza sulla lingua araba e dello stile impeccabile del profeta Maometto. Voi presentate tutto ciò lasciando credere al lettore che io non ne sia convinto. Eppure, io non ho mai affrontato questi soggetti nel mio libro, credendo fermamente al fatto miracoloso del Corano, al suo genio letterario e spirituale, convinto che sia stato veramente ispirato al nostro profeta Maometto. La mia fede in questo è totale. Ora, ecco che voi presentate questi soggetti nel quadro della vostra risposta al mio libro, come se io non ci credessi. Voi avete dunque intenzionalmente perseguito la vostra determinazione a sfigurare il contenuto del mio libro.

9) Quanto ai pochi esempi che voi avete citato nella vostra quinta risposta sulla questione della Tavola Celeste (l’Eucarestia), essi significano semplicemente che gli sforzi d’interpretazione proseguono sempre. Non scopriranno la verità su questa «Tavola Celeste» che coloro che si umiliano e che domandano al Vangelo il suo vero senso perchè, come voi dite (pag. 95 della vostra 5° risposta): «L’opinione generale a proposito di questa Tavola è che essa sia discesa dal Cielo con, al di sotto, un nutrimento consumabile di cui Dio solo conosce l’essenza». Dio ne ha definito l’essenza nel Vangelo di Giovanni al capitolo 6,51-63, di Matteo al capitolo 26,26-29, di Luca 22,19-20 e di Marco 14,22-25 così come nella prima lettera di Paolo ai Corinzi: 1 Corinzi 11,17-33. Eppure alcuni non ci credono e la rifiutano, come l’hanno rifiutata gli Ebrei un tempo e molti altri ancora oggi. Io ho spiegato il senso di questa Tavola celeste nel mio libro (pag. 59-60).

10) Voi reiterate nella vostra quinta risposta l’appello del Corano che invita la «gente del Libro a una Parola che renda tutto eguale (cioè ad un accordo equo) fra noi e voi; conveniamo che noi non adoreremo se non Dio e non gli assoceremo chicchessia, e nessuno di noi prenderà altri come signori, all’infuori di Dio» (Corano III; Famiglia d’Imran,57). Notate che il Corano, sapendo che la gente della Bibbia non associa «nessuno» a Dio, domanda loro di non associare un’altra «cosa» (come il denaro, per esempio). Noi abbiamo risposto a questo nobile invito, i miei compagni e io stesso, e abbiamo trovato la parola comune d’intesa tra i Musulmani e i Cristiani sinceri, non gli altri. Noi ci siamo sottomessi (islamizzati), non solamente a Dio, ma anche a tutti i Libri ispirati, come impone il Corano dicendo: «I fedeli credono in Dio, nei suoi angeli, nei suoi Libri (al plurale)» (Corano II; la Vacca,285).

Noi crediamo nella Torah, nel Vangelo e nel Corano.

A mio avviso, voi avete molta ragione nel dire: «Il monoteismo di alcune persone è un monoteismo allontanato dal Dio unico e tinto di politeismo, perché Dio dice: ’non è permesso a noi di associare a Dio alcunché; ciò avviene per la grazia di Dio verso di noi e verso gli uomini, però i più di essi non gli rendono grazie’» (Corano XII; Giuseppe,106). Anch’io sono di questo avviso, poiché ve ne sono molti che credono in Dio, ma Gli associano molte altre «cose» come il denaro, la gloria e i piaceri, come io menziono nel mio libro (pag. 32-33). Ce ne sono altri che pretendono di credere nel monoteismo, ma associano a Dio l’adorazione della propria mente, rifiutando i Libri ispirati da Dio per la nostra salvezza, perché la loro stretta mentalità materialista è incapace di elevarsi per comprendere la sublimità del loro contenuto spirituale. Incapaci di comprendere queste Sante Scritture, essi le calunniano e le trattano da falsificate. Che Dio ci aiuti a seminare la pace, anche tra nemici.

(Pierre termina chiedendo alla rivista di voler pubblicare l’insieme delle sue risposte allo Cheikh KR per essere giusto ed equo).

Pierre

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